Primo giorno da consigliere regionale per Ubaldo Pagano (eletto in Consiglio con oltre 26mila preferenze). L’arrivo a via Gentile, rappresenta l’occasione per stilare un bilancio dell’attività parlamentare.
Quali sono i provvedimenti a sua firma a cui tiene di più, che in qualche modo hanno cambiato concretamente la vita dei tarantini e dei pugliesi?
«Tra le tante importanti iniziative che ho portato avanti, quelle che ricordo con maggior orgoglio sono due: gli emendamenti per stabilizzare il personale sanitario e gli assistenti sociali, grazie a cui decine di migliaia di lavoratori hanno finalmente trovato stabilità e milioni di cittadini hanno visto incrementati i servizi a disposizione. E poi l’istituzione del fondo per indennizzare i cittadini dei quartieri vicini all’ex Ilva, che hanno visto drammaticamente deprezzarsi le loro case. Una misura giusta e concreta, dopo tante promesse vuote».
Qual è stato il rapporto col Governo, come si riesce a incidere sulle sorti di un territorio complesso come quello ionico stando all’opposizione?
«In questa legislatura il rapporto col Governo è stato minimo. Non hanno mai voluto aprire un confronto con le opposizioni su nessun tema, men che meno su Taranto. In un contesto così complicato, abbiamo cercato di essere vicini agli amministratori locali e difeso le ragioni dei tarantini in ogni sede».
Parlando di ex Ilva, secondo lei esiste una ricetta per salvare le sorti del siderurgico?
«Non esistono formule magiche ma la strada l’avevamo tracciata con chiarezza e portava proprio alla decarbonizzazione. La presenza dell’acciaieria è accettabile solo se è compatibile con la tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro. C’è bisogno di tante risorse per portare avanti quel progetto ma credo che a Taranto non si possano negare, visto il prezzo enorme che ha pagato in questi decenni».
Quale il giusto equilibrio tra Stato e partner privato alla luce dell’esperienza con ArcelorMittal?
«Lo Stato non deve solo accertarsi che il privato rispetti gli accordi, ma anche compartecipare all’investimento per rimettere in piedi la fabbrica, renderla pienamente sostenibile e completare il piano di bonifica. Senza una presenza effettiva delle istituzioni, la storia è destinata a ripetersi».
Quale il ruolo della Regione?
«La Regione ha già avuto, grazie a Emiliano, un ruolo importante nel sostenere l’indotto e i diritti dei cittadini. Con Decaro miglioreremo ulteriormente l’attenzione, nella consapevolezza che si tratta di una competenza del Governo nazionale che deve darci gli strumenti necessari per essere maggiormente d’aiuto».
Quali investimenti vanno fatti per diversificare l’economia tarantina?
«Taranto non può dipendere solo dall’acciaio. Bisogna continuare a investire nel porto e rafforzare gli incentivi che favoriscono la nascita di nuove realtà imprenditoriali. Al contempo, dobbiamo proseguire sulla strada della valorizzazione culturale e turistica di una città unica sotto ogni punto di vista».