Lontano dagli occhi, ma non dal cuore. Tra Serie B e C Andrea Mazzaferro, a Taranto, ha trascorso 4 anni dal 1989 al 1993: una parte importante della carriera professionale e della sua gioventù. L’eco di quel trascorso è ancora forte, così come il fastidio per un 2025 iniziato male e il piacere per la ricostituzione della società ionica, ora ai nastri di partenza del campionato di Eccellenza.
Mazzaferro, sebbene viva lontano dalla Puglia ha avuto modo di seguire le ultime vicissitudini del Taranto?
«Vivere lontano dalla Puglia e da Taranto non aiuta a seguirle, ma naturalmente mi informo appena posso di tutte le squadre in cui ho giocato. Ho seguito la vicenda del fallimento e dell’insediamento della nuova società. Dispiace che si riparta dall’Eccellenza, una categoria troppo bassa per una città come Taranto, però dopo un fallimento, paradossalmente, è andata anche bene. Sono molto dispiaciuto, perché questo tipo di situazioni sono ciclicamente accadute e ci sono passato anche io. È evidente che la piazza meriti palcoscenici diversi, ma il calcio è purtroppo diventato mordi e fuggi. Mi auguro che con questa nuova proprietà i tifosi del Taranto possano beneficiare di un programma societario all’altezza delle ambizioni».
Facciamo un bel tuffo nel passato: ci racconta i suoi anni in rossoblù?
«Sono stati anni meravigliosi, innanzitutto perché ero giovane. Peccato che l’ultima stagione sia coincisa con il fallimento del club. Il primo anno, invece, fu strepitoso con il record di punti in C. L’estate in cui arrivai a Taranto, dal Barletta, ero in realtà destinato alla Cremonese in Serie A. E per una serie di motivi, oramai è acqua passata, venni dirottato a Taranto in C1. Mi sarebbe piaciuto provare la A, perché poi non vi fu più l’occasione. Con il senno di poi, lo sottolineo, in rossoblù sono stato benissimo».
Una volta che ha smesso di giocare è rimasto nel calcio?
«Sì, alleno nelle categorie dilettantistiche delle Marche, la mia regione. Adesso sono fermo, ma negli ultimi anni ho allenato tra Eccellenza, Promozione e Prima Categoria. Ho guidato squadre come Cingolana, Chiesanuova, ma più in generale sono 17 anni che alleno. Spesso subentro a campionato in corso per guidare verso la salvezza squadre in difficoltà. Non nascondo che mi piacerebbe lavorare dall’inizio in società con programmi seri. Al momento non è mai capitato, ma non ne faccio una malattia. Fortunatamente non vivo di calcio, per cui quando alleno lo faccio sempre e comunque volentieri. Il calcio è sempre stata la mia passione, così come da un po’ lo è diventata la bicicletta».
Da esperto di settore: che tipo di campionato è l’Eccellenza?
«Non conosco i campionati dilettantistici pugliesi, ma quello di Eccellenza è particolare. Ciò che importa è acquisire giocatori che conoscano la categoria e consentire all’allenatore di lavorare serenamente anche nei momenti più difficili. Anche perché le altre squadre, quando affronteranno il Taranto quadruplicheranno le forze».