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Taranto, l’Arif licenzia un dipendente per inidoneità fisica: dovrà essere reintegrato

I giudici della Corte d’Appello hanno anche condannato l’Agenzia al pagamento delle retribuzioni maturate dal lavoratore

Taranto, l’Arif licenzia un dipendente per inidoneità fisica: dovrà essere reintegrato

Un lavoratore dell’Arif, l’agenzia regionale per le attività irrigue e forestali della Puglia, sospeso in via cautelare e poi licenziato per una presunta inidoneità lavorativa legata a patologie, dovrà essere reintegrato.

Lo ha stabilito la sezione distaccata di Taranto della Corte d’Appello di Lecce con una sentenza emessa ieri che riforma la decisione di primo grado e dispone il reintegro del lavoratore nel posto di lavoro, oltre al pagamento delle retribuzioni maturate dal licenziamento fino al rientro in servizio e dei relativi contributi. Il dipendente è stato difeso dagli avvocati Fabrizio Delvecchio e Antonello Schinaia.

Secondo quanto stabilito dai giudici, la sospensione cautelare era stata adottata mesi dopo la visita medico-collegiale e senza adeguate garanzie procedimentali.

La Corte ha inoltre ritenuto illegittimo il successivo licenziamento, evidenziando che l’amministrazione non avrebbe dimostrato l’impossibilità di ricollocare il dipendente attraverso mansioni equivalenti, altri profili professionali o anche mansioni inferiori compatibili con lo stato di salute.

«Il Dpr n. 171/2011 – sottolinea l’avvocato Delvecchio – impone all’ente pubblico di porre in essere ogni tentativo di recupero al servizio, verificando l’assegnazione del dipendente a mansioni equivalenti, ad altro profilo professionale, ad altra area contrattuale e, ove necessario, anche a mansioni inferiori».

La sentenza ha disposto anche la condanna dell’Arif al pagamento delle spese di giudizio. Il lavoratore è ora in attesa della ripresa del servizio e del riconoscimento degli arretrati retributivi e contributivi maturati.