Il centro studi di Confapi ritiene non più rinviabile un chiarimento definitivo sulla strategia energetica e industriale della città di Taranto e propone la sua ricetta sul rigassificatore, la cui valutazione di impatto ambientale è attualmente allo studio del ministero dell’Ambiente. I tecnici di Confapi suggeriscono di valutare l’opzione offshore a 12 miglia dalla costa, quindi al largo, con una condotta sottomarina fissa di collegamento alla rete nazionale, evitando interferenze col molo polisettoriale e con l’hub per l’eolico offshore.
L’idea
Una soluzione di questo tipo consentirebbe la separazione fisica dall’area portuale operativa, ridurrebbe i rischi per la sicurezza e l’esposizione diretta della popolazione, rispettando la vocazione strategica del porto. Si rispetterebbe così anche la vocazione del porto ionico, chiamato a diventare hub nazionale per l’eolico offshore. «La transizione energetica non si realizza per sostituzione istantanea», spiegano da Confapi.
Il dibattito
«Riteniamo che la soluzione non sia nel no pregiudiziale né nel sì incondizionato, ma in una valutazione tecnica alternativa che consenta di contemperare sicurezza, sviluppo industriale e transizione energetica». Secondo Confapi «il gas naturale rappresenta oggi un valido strumento di riconversione industriale rispetto al carbone, un fattore di competitività per le pmi, una garanzia di continuità produttiva, un ponte tecnologico verso l’idrogeno. La riconversione dell’ex Ilva, lo sviluppo della logistica portuale e l’attrazione di nuovi investimenti industriali richiedono energia stabile e programmabile. Rinnovabili e gas non sono antagonisti. Anzi, sono elementi complementari di una transizione governata».
Per l’associazione tarantina, «al termine della valutazione occorre una decisione politica chiara, motivata e definitiva. Taranto ha pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sociali. Proprio per questo merita scelte trasparenti, scientificamente fondate, coraggiose, non ideologiche».









