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Taranto, il taglio alle bonifiche irrompe nella campagna elettorale

Una parte dei 575 milioni sequestrati alla famiglia Riva e destinati alle bonifiche verranno utilizzati per finanziare i progetti di decarbonizzazione. Non per ripulire i terreni dagli inquinanti, dunque, ma per ammodernare gli impianti. Si tratta di 150 milioni, in commissione bilancio al Senato, sono stati oggetto di un braccio di ferro tra Pd, M5S…
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Una parte dei 575 milioni sequestrati alla famiglia Riva e destinati alle bonifiche verranno utilizzati per finanziare i progetti di decarbonizzazione. Non per ripulire i terreni dagli inquinanti, dunque, ma per ammodernare gli impianti. Si tratta di 150 milioni, in commissione bilancio al Senato, sono stati oggetto di un braccio di ferro tra Pd, M5S e Leu, da una parte, e il centrodestra, ma in realtà il governo, dall’altra. La compattezza di Lega e Forza Italia, con l’astensione di Fratelli d’Italia, hanno portato a un pareggio, 14 a 14, che ha impedito l’approvazione dei due emendamenti presentati dal sen. Mario Turco. Questi ultimi miravano a lasciare nell’alveo delle bonifiche le risorse, abrogando il passaggio del decreto “Ucraina bis” che ne ridisegnava le finalità.

Non è la prima volta che il governo Draghi prova a “drenare” risorse alle bonifiche dell’ex Ilva. Era accaduto già a gennaio quando, all’art. 21 del milleproroghe, era scritto a chiare lettere che l’intera somma, 575 milioni, sarebbero stati utilizzati per i progetti di decarbonizzazione. In quella occasione ci fu una levata di scudi e l’articolo fu abrogato. Da destra a sinistra tutti corsero ad accaparrarsi la paternità di quella scelta in difesa dell’ambiente di Taranto. Quella compattezza oggi non c’è più. La scelta di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia di votare contro, nonché l’astensione di Italia Viva, ha permesso al governo di non andare in minoranza. Le scelte dei partiti oggi entrano a gamba tesa nella campagna elettorale per le comunali. Walter Musillo, candidato della coalizione di centrodestra, prende tempo.
«Voglio leggere bene le carte e capire cosa è successo», ha affermato ieri pomeriggio. Va all’attacco, invece, Rinaldo Melucci. «Quel che è accaduto – afferma – oltre a qualificare negativamente il contributo politico del centrodestra per Taranto, ci pone con ancor maggiore urgenza la necessità di istituire il tavolo dell’accordo di programma. La vicenda dell’ex Ilva non può essere gestita rincorrendo provvedimenti estemporanei, che soffrono evidentemente degli opportunismi di alcune forze politiche, al netto della coerenza di Pd, M5s e LeU, che sento di ringraziare a nome della comunità». Massimo Battista, candidato sostenuto da tre liste civiche, sottolinea come, nel frattempo, gli impianti versino in condizioni di precarietà. «Non conosciamo il piano industriale e le intenzioni reali di Invitalia e Archelor Mittal Itala – sostiene -. La decarbonizzazione, poi, è solo l’ennesima presa in giro per il territorio. La fabbrica, intanto, si sta autodemolendo. Sono impianti non più idonei alla produzione». Il quarto e ultimo candidato sindaco, Luigi Abate, infine, punta l’indice contro gli enti locali. «C’è stata in questi anni una inconsistenza politica di chi ha amministrato – afferma -. La verità è che a Roma non contiamo nulla». Sulla questione interviene anche l’Usb, attraverso il coordinatore provinciale Franco Rizzo. «Mostrano coerenza e rispetto per la città e per i lavoratori M5S, Pd e Leu, votando a favore dell’emendamento a firma del senatore Turco per abrogare la proposta – afferma-. Non possiamo dire la stessa cosa di Forza Italia e Lega, alcuni dei quali, pur essendo accanto a noi nella manifestazione di gennaio, oggi mostrano tutt’altro, consentendo così di dirottare verso la produzione, risorse che sarebbero state preziosissime per le bonifiche».

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