«La sicurezza non è un costo ma un diritto fondamentale». Il Consiglio comunale di Taranto si è riunito e, «al di là di ogni appartenenza politica», ha preso posizione sull’incidente avvenuto lunedì scorso nello stabilimento ex Ilva, costato la vita al lavoratore Claudio Salamida. L’assemblea, recependo anche i deliberati delle commissioni consiliari, «interprete del dolore, dell’indignazione e della rabbia della comunità tarantina», prende atto che «un lavoratore ha perso la vita all’interno dello stabilimento» e che «l’ennesima morte sul lavoro rappresenta una ferita profonda e inaccettabile per la città, per il mondo del lavoro e per l’intero Paese».
Il Consiglio condanna con forza «ogni modello produttivo che antepone la continuità della produzione, il profitto o le scadenze industriali alla tutela della vita e della dignità dei lavoratori» e respinge l’idea che la morte sul lavoro possa essere considerata una «fatalità» o un incidente «inevitabile». Afferma inoltre «con chiarezza e senza ambiguità» che «morire di e per il lavoro nel 2026 è inaccettabile» e che Taranto «non può e non deve più pagare con il sangue dei suoi lavoratori».
Esprimendo «il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza» alla famiglia della vittima e ai colleghi, l’assemblea chiede con urgenza «l’accertamento rapido e rigoroso delle responsabilità», la verifica immediata delle condizioni di sicurezza in tutti i reparti, la sospensione delle attività dove non siano garantiti gli standard previsti e «un intervento deciso del governo, degli enti preposti e della proprietà/gestione» affinché la sicurezza diventi una priorità.