Giovanni Gugliotti, attuale presidente dell’Autorità Portuale del Mar Ionio, è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione dal Tribunale penale di Taranto per i reati di calunnia e falso giuramento, a seguito di patteggiamento accolto dal Gip Maccagnano. La condanna riguarda la redazione e l’invio alla Procura di Taranto di numerosi dossier anonimi, firmati con lo pseudonimo “Pippi Malandrino”, contenenti accuse rivelatesi infondate nei confronti di circa quaranta persone.
Le indagini hanno escluso la veridicità delle dichiarazioni di Gugliotti, che inizialmente aveva sostenuto di aver semplicemente inoltrato lettere anonime trovate nella propria cassetta postale.
Tra i principali destinatari degli esposti figurava Maurizio Cristini, presidente del consiglio comunale di Castellaneta, indicato come capo di un presunto “clan” accusato di gravi illeciti amministrativi e fiscali. Le accuse, numerate e strutturate come veri e propri dossier tematici, sono state definite false e strumentali dagli inquirenti. Il quadro accusatorio è stato integralmente smontato, portando alla responsabilità penale di Gugliotti.
Secondo quanto riportato da “il corriere del giorno” si è aperto un forte dibattito politico e istituzionale. Gugliotti era stato nominato alla guida dell’Autorità Portuale su impulso dell’allora ministro Matteo Salvini, con il sostegno di esponenti di primo piano della Lega in Puglia. Emergono, quindi, interrogativi sulla legittimità della nomina, sia in relazione ai requisiti di competenza previsti dalla legge, sia sull’opportunità di retribuire un presidente di un’autorità dello Stato condannato per reati così gravi.









