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Taranto, gasolio trafugato in arsenale: misura cautelare per due indagati

Convalidato l’arresto dei due uomini, un dipendente dell’arsenale di 56 anni e un dipendente di una cooperativa di manovali di 58 anni fermati venerdì scorso da una carabiniere per furto aggravato di gasolio all’interno dell’arsenale di Taranto. Il giudice Benedetto Ruberto ha stabilito per entrambi l’obbligo di dimora nel comune di residenza e l’obbligo di non allontanarsi da casa tra le 22 e le sei del mattino.

I due, secondo i carabinieri della compagnia di Marina, agli ordini del maggiore Giuseppe Farinola, sono stati colti sul fatto mentre stavano caricando in auto alcune taniche con circa 100 litri di gasolio prelevate dal deposito di combustibili dell’Arsenale militare al Chiapparo. Ascoltati dal magistrato, entrambi hanno negato le accuse. Hanno spiegato che si trovavano lì per prendere un caffè insieme. Uno dei due ha trovato le taniche vicino al parcheggio e le ha caricate in auto con l’intento di riportarle nel deposito in un secondo momento. Entrambi, subito dopo il fatto, sono finiti in carcere con l’accusa di furto aggravato.
Erano circa le sette del mattino quando un brigadiere in servizio di vigilanza all’interno dell’arsenale ha notato uno strano movimento da parte di due persone dietro alla siepe del parcheggio riservato ai dipendenti civili. Secondo quanto riferito dal militare, alla vista della divisa i due hanno cercando di dissimulare e allontanarsi. Il brigadiere li ha raggiunti, identificati e scovato a poca distanza una grossa busta con all’interno una tanica da 25 litri piena di gasolio. A pochi metri, poi, era parcheggiata l’auto di uno dei due. Nel portabagagli c’erano altre due taniche piene e altre due, invece, erano rimaste accanto al serbatoio numero 4 del deposito carburanti.
Assistiti dagli avvocati Claudio Petrone e Giovanni Lamanna, i due fermati hanno negato ogni addebito. Uno dei due ha riferito di aver pensato che le taniche fossero state abbandonate e si riprometteva di riportarle in sede. Per il giudice ci sono gravi indizi di colpevolezza, non adeguatamente contraddetti dalla difesa. La versione dei due indagati, scrive il giudice nell’ordinanza, appare posticcia, non credibile e radicalmente smentita dal resoconto degli avvenimenti fornito dal brigadiere che li ha arrestati. È inverosimile, secondo il magistrato, la versione delle taniche sistemate momentaneamente nel portabagagli della propria auto. Sarebbe stato più logico portarle subito dai superiori con l’auto di servizio. Al contrario, secondo il giudice Ruberto, entrambi hanno agito con evidente destrezza e spregiudicatezza, alle prime ore della mattina, approfittando della familiarità con i luoghi di lavoro. E per il giudice non era la prima volta, «si è portati a ritenere che fosse una condotta non occasionale». Il pubblico ministero aveva chiesto la custodia in carcere, ritenuta tuttavia sproporzionata rispetto alla gravità del fatto, tenuto anche conto dell’incensuratezza di entrambi gli indagati.

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