Mentre sembra ormai certo l’addio alla nave Garibaldi, che lo Stato sarebbe pronto a cedere all’Indonesia, sul caso interviene Francesco Caizzi, vicepresidente nazionale e leader pugliese della Federalberghi. «La storica portaerei deve restare a Taranto e diventare un Museo del Mare, con spazi destinati anche a ostello per il turismo scolastico, giovanile e culturale. Sarebbe un progetto di grande valore culturale ed economico. Un attrattore capace di rafforzare il percorso di riconversione turistica e culturale intrapreso negli ultimi anni dal capoluogo ionico».
Per questo Federalberghi chiede un confronto serio al governo. «Sarebbe una scelta coerente con la storia della nave e col ruolo della città», conclude Caizzi.
I sindacati: «Nell’area tecnica della Marina militare mancano 2.500 dipendenti»
L’area tecnica della Marina Militare, intanto, rischia la paralisi a causa di un vuoto d’organico del 50 per cento. È l’allarme lanciato dalla Cisl Fp. Con circa 2.500 dipendenti mancanti e un’ondata di pensionamenti nel 2026, il sindacato definisce la situazione «insostenibile».
«Restare inermi sarebbe una colpa grave», dice Umberto Renna, segretario territoriale di Cisl Fp. Al centro della mobilitazione, la richiesta di un piano di reclutamento straordinario tramite nuovi concorsi e lo scorrimento delle graduatorie esistenti per colmare le falle logistiche e tecniche. Il sindacato pone inoltre l’accento sul nuovo bacino galleggiante dell’Arsenale.
Pur soddisfatti per l’investimento, la sigla richiede un tavolo di confronto sulle prospettive industriali. Tra le altre criticità, Cisl Fp denuncia il disastro per il personale transitato dai ruoli militari, vittima di costanti errori nelle buste paga e il fallimento delle esternalizzazioni per i servizi di welfare come lo stabilimento Saint Bon, chiedendo il ritorno alla gestione in house. Le istanze, inclusa la carenza di fondi per lo straordinario e la sicurezza delle basi, saranno portate al sottosegretario alla Difesa al’incontro del 24 marzo. «Non possiamo assistere all’immobilismo mentre i servizi essenziali saltano», conclude Renna.