A Taranto la febbre è già alta. E non è una febbre qualsiasi che si rileva con il termometro: si misura nei biglietti acquistati, nelle telefonate tra amici, nei messaggi che rimbalzano sui gruppi dei tifosi, nelle sciarpe prese dall’armadio e, soprattutto, nell’attesa di tornare finalmente a casa. Domenica sera, contro il Novoli, l’Erasmo Iacovone tornerà a respirare calcio e lo farà con una città intera pronta a riappropriarsi del proprio stadio. La capienza massima consentita è fissata a 12.750 spettatori, ma già il primo dato racconta perfettamente il desiderio di esserci: complessivamente sono stati già venduti oltre 10mila tagliandi.
Curva Nord già esaurita
Il segnale più forte arriva dalla Curva Nord. I suoi 4.400 posti, dei quali circa 1.300 occupati dagli abbonati, hanno fatto registrare il tutto esaurito in appena due ore. Una corsa al biglietto, che testimonia quanto sia mancato quel rito collettivo fatto di cori, bandiere, tamburi, abbracci e voci che si alzano insieme prima del fischio d’inizio. Perché domenica non sarà soltanto una partita. Sarà un ritorno. Sarà il momento in cui migliaia di tarantini potranno rimettere piede allo Iacovone dopo quasi 650 giorni. Un’attesa lunghissima, a quasi due anni di distanza da quella che per una tifoseria è molto più di una semplice tribuna: è il luogo dove si costruiscono ricordi, si condividono gioie e dolori, si tramandano passioni.
L’ultima a dicembre 2024
L’ultima apparizione del Taranto nell’impianto del quartiere Salinella risale al 22 dicembre 2024, quando il Taranto affrontò il Giugliano in Serie C. Novanta minuti specchio di una stagione che sarebbe terminata anzitempo a marzo con l’esclusione dal campionato. Da allora è cambiato tanto, a cominciare dalla società, ma non è venuto meno il sentimento della città per i suoi colori. Anzi, il tempo lontano dallo stadio sembra averlo reso ancora più intenso. Chi vive a queste latitudini sa che il fuoco cova sempre sotto la cenere.
Domenica sera, quando le squadre entreranno in campo, ci sarà dunque una partita da giocare, ma anche una storia da riprendere. Quella di una città che torna a stringersi attorno alla propria squadra e di una tifoseria che ha contato i giorni, aspettando il momento di poter tornare a cantare nella propria casa. Taranto, ancora una volta, si prepara a fare quello che sa fare meglio: trasformare una partita di calcio in un’emozione collettiva.
