Sono oltre 50 le associazioni e gli enti, tra cui università, autorità portuale, camera di commercio, che hanno aderito alla call del Comune per la partecipazione al bando Capitale di Mare della presidenza del Consiglio. L’idea è quella di rappresentare Taranto non solo come città costiera, ma anche come un luogo ricco di una identità profonda legata al mare, mirando a un futuro di cultura, sviluppo sostenibile e turismo esperienziale. Tante le idee di percorsi, eventi, mostre, che riguardano storia, e tradizioni, turismo culturale e gastronomico, ruolo della Marina militare e del culto religioso, fino ad arrivare ai temi della ricerca scientifica e della blue economy.
Le parole del sindaco
«Scrivere una nuova narrazione collettiva, che rispetti il passato e guardi ad un futuro di cultura e sviluppo sostenibile era un obiettivo sfidante, ed è stato centrato. Il progetto corale «Nuova rotta per Taranto: l’identità del mare plurale» intende trasformare le nostre risorse in un driver di sviluppo sostenibile, occupazionale e culturale. Taranto punta ad essere polo di riferimento della Blue Economy e del turismo esperienziale nel Mediterraneo. Vogliamo coinvolgere la città in una nuova scrittura, il cambiamento è già in atto. Dire che Taranto è una città di mare, vuol dire avere la capacità di raccontarla usando qualità, energie e bellezze che sono sotto gli occhi di tutti. E Taranto, indipendentemente dalla candidatura, oggi ha vinto».
La proposta
«Abbiamo voluto raccontare l’identità della nostra città legata al mare e l’abbiamo fatto con chi vive la città. La partecipazione è stata entusiastica», spiega l’assessore alle Attività produttive Francesco Cosa. «Aldilà del risultato, molti progetti serviranno a ripartire da una nuova narrazione della città. Partiamo dai punti di forza, la posizione geografica, crocevia tra Mediterraneo ed Europa, consacrata dai Giochi del 2026, la biodiversità di un mare unico che custodisce cavallucci marini, tartarughe, delfini, in controtendenza alla storia che lega la città solo alla grande industria», conclude Cosa.