«Intervengo a titolo personale, con rispetto per i tifosi e per la storia del Taranto calcio, ma con la chiarezza che una fase complessa richiede». Così in una nota l’assessore al coordinamento strategico dell’azione di governo, Gianni Cataldino, dopo le ultime novità in casa rossoblù.
«È bene ribadirlo senza ambiguità: la politica non gestisce le squadre di calcio e non deve tornare a farlo. Il suo compito è garantire serietà, rispetto dei ruoli e stabilità del contesto, non entrare nelle scelte tecniche o sportive. Ogni tentativo di trascinare l’amministrazione comunale dentro dinamiche che non le competono è fuori luogo e va respinto».
«In queste ore, insieme al sindaco, abbiamo avuto interlocuzioni dirette con Vito Ladisa per comprendere il senso delle dimissioni e la direzione futura del club. Non per valutare la gestione sportiva, che resta responsabilità esclusiva della società, ma per capire la volontà reale sul progetto Taranto calcio. Ed è un punto che va chiarito con forza: non siamo di fronte a un abbandono, ma a una scelta organizzativa che mira a rafforzare la struttura e a garantire una presenza più costante e funzionale in una fase decisiva della stagione».
«Lo stesso Consiglio di Amministrazione della SS Taranto ha spiegato con chiarezza che il passo indietro di Vito Ladisa va letto come un passaggio di crescita della società, non come una resa. Il passaggio di consegne a Sebastiano Ladisa risponde proprio a questa esigenza: maggiore continuità sul territorio, maggiore supporto quotidiano, maggiore vicinanza alla squadra».
«Il progetto dei Ladisa è stato scelto con convinzione, nella piena consapevolezza che la ricostruzione del Taranto calcio non sarebbe stata semplice né immediata. Il Taranto arriva da anni difficili, segnati da instabilità e promesse mancate. Pensare che tutto potesse risolversi in pochi mesi significa non avere memoria, o non volerla avere».
«Siamo passati da una fase fatta di annunci e risorse solo dichiarate a una in cui gli impegni sono stati realmente assunti e sostenuti. Questo è un dato oggettivo e va riconosciuto, perché testimonia la volontà di costruire un progetto serio e ambizioso, anche sapendo che il percorso può essere complesso e non privo di ostacoli».
«Le scelte sportive recenti, compreso il cambio alla guida tecnica, rientrano nella fisiologia di una stagione difficile. Il CdA ha ribadito che nulla è perduto e che l’obiettivo della promozione resta possibile, a condizione che tutto l’ambiente torni a lavorare con unità, equilibrio e senso di responsabilità. È una valutazione che merita rispetto, non strumentalizzazioni».
«Ogni tifoso ha il diritto di criticare, soffrire e pretendere di più. Fa parte dell’amore per questa maglia. Altra cosa sono le ricette precotte e le lezioni di chi si propone come soluzione universale senza misurarsi con la complessità di un progetto vero. Non tutte le competenze, pur legittime, sono automaticamente coerenti con ogni percorso sportivo».
«In questi mesi si è intrapreso un percorso che prova a tenere insieme responsabilità imprenditoriale, organizzazione societaria e programmazione, assumendosi anche il peso delle decisioni difficili. La programmazione non è un esercizio teorico né una parola buona per ogni stagione: è fatta di scelte, di correzioni, di passaggi organizzativi che servono proprio a evitare personalismi e dipendenze da un solo uomo. Il riassetto della governance va letto in questa direzione».
«A Taranto, per troppo tempo, si è confusa la serietà con l’immobilismo e la responsabilità con l’attesa. Oggi si sta tentando di cambiare metodo, non di riproporre scorciatoie. E cambiare metodo significa anche accettare che i percorsi di ricostruzione non siano lineari e che non tutto funzioni al primo colpo.
Chi riduce tutto a una contrapposizione tra “nomi che passano” e “risorse che si consumano” ignora un dato essenziale: senza un progetto e senza investimenti reali non c’è nemmeno la possibilità di sbagliare, correggere e crescere. Qui, invece, si è scelto di investire e di costruire, assumendosi pubblicamente la responsabilità delle scelte».
«La vera discontinuità non nasce dall’ennesima invocazione morale, ma dalla capacità di tenere la barra dritta anche quando il consenso vacilla, evitando di tornare a una cultura dell’emergenza permanente. È questa la rottura che serve: meno parole definitive, più lavoro quotidiano».
«È importante ribadirlo: la dimensione sportiva e quella della programmazione strutturale non sono in contrasto. Sono due binari che devono procedere insieme e che richiedono competenze diverse. Programmare significa dare solidità al futuro, non rinviare il presente».
«Le difficoltà di oggi non cambiano l’orizzonte del Taranto calcio. La società ha confermato impegno, investimenti e ambizioni, rafforzando anche il ruolo del presidente onorario e del comitato dei saggi. Questo è il segnale di una volontà di crescere, non di arretrare».
«La politica deve continuare a fare una cosa sola: garantire regole chiare, rispetto dei ruoli e stabilità. Noi faremo questo. Il resto appartiene al campo, alla società e alla responsabilità di chi ha scelto di investire e metterci la faccia», conclude l’assessore.









