Sul fronte dello sviluppo del territorio tarantino sono diversi i fronti aperti nel dibattito in atto tra istituzioni comunali e nazionali, tra sindacati e ministeri coinvolti nei progetti di rilancio dell’economia cittadina. Così il sindaco Piero Bitetti mette sul tavolo un primo tema: «Il Cis Taranto è uno strumento essenziale per accompagnare la transizione ambientale, produttiva e sociale del territorio ionico» è la premessa del primo cittadino che aggiunge: «è di tutta evidenza però, che l’attuale piano finanziario non sia più coerente con l’evoluzione dei costi e le chiare criticità progettuali. Per tali ragioni ho avanzato una richiesta ai ministri Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti e a Dario Iaia, responsabile unico del Cis Taranto, affinché valutino la possibilità di rimodulare le risorse già assegnate per la piena realizzazione degli interventi, e di integrare la dotazione esistente mediante ulteriori finanziamenti».
Bitetti rivolge anche «un appello ai parlamentari di terra ionica e ai consiglieri regionali di tutte le forze politiche, a sostenere questa azione con forza che ha come unico indirizzo la riconversione economica, culturale e sociale della città».
Lo spezzatino
Intanto, sul fronte del rilancio dello stabilimento siderurgico tarantino si registra l’ennesima presa di posizione dei sindacati, ma anche quella della locale Confindustria. «Comprendiamo che la complessità del dossier ex Ilva possa produrre valutazioni divergenti e conseguenti fughe in avanti, ma in questo momento la confusione non giova alla trattativa: avvertiamo la responsabilità di mantenere il valore che l’ex Ilva esprime a livello nazionale attraverso tutti i suoi asset evitando, al contrario, che perda inevitabilmente il suo potenziale strategico con dannosi processi di spezzettamento» afferma il presidente Salvatore Toma.
Mentre per il presidente di Confapi Taranto, Fabio Greco, occorre «Chiamare a raccolta tutte le forze datoriali, manageriali, sociali e culturali per supportare un rinnovato industrialismo sostenibile cominciando a far leva sulle risorse garantite dal Fondo sviluppo e coesione. Non ci sarebbero altre strade da percorrere per fronteggiare la gravissima crisi che, da anni, sta investendo il settore imprenditoriale tarantino».
La denuncia
Un altro fronte viene sollevato dal parlamentare del Movimento Cinque Stelle, Mario Turco. «Ho depositato un’interrogazione ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e del Lavoro e delle Politiche Sociali a proposito degli ultimi dati dell’Osservatorio Cassa integrazione dell’Inps, secondo cui nel 2025 in Puglia sono state autorizzate complessivamente 30.285.074 ore di cassa integrazione.
Tale dato evidenzia una situazione di persistente difficoltà del sistema produttivo regionale e risulta superiore di circa il 30% rispetto al 2023 e solo lievemente inferiore al dato complessivo del 2024, confermando un livello strutturalmente elevato di ricorso agli ammortizzatori sociali« afferma il parlamentare tarantino che aggiunge: «Il dato più agghiacciante è quello della Provincia di Taranto, in cui si concentrano oltre il 50% delle ore autorizzate di cig (16 milioni, di cui 14,5 straordinarie), seguita da Bari con 6 milioni, Lecce con 4 milioni, Foggia con 1,3 milioni, Brindisi con 1,1 milioni e Barletta-Andria-Trani con 1 milione. Sulla base di questo pericoloso quadro, si domanda ai ministri competenti se vi sia l’intenzione di proporre sul territorio pugliese dei progetti di riconversione industriale e riqualificazione e reimpiego del personale».









