Il ministero della Difesa dovrà risarcire la moglie del luogotenente della Marina militare, Leonardantonio Mastrovito, vittima del dovere e invalido al 100% per patologie contratte a causa dell’esposizione ad amianto e ad altre sostanze altamente nocive durante oltre trent’anni di servizio, comprese missioni all’estero e nei Balcani.
Lo ha stabilito il tribunale civile di Roma e ne dà notizia l’Osservatorio nazionale amianto (Ona). Disposto un risarcimento di oltre 65mila euro.
Mastrovito e la moglie sono attualmente residenti a Taranto. Il giudice, spiega l’Ona in una nota, «ha riconosciuto che l’esposizione professionale del militare ad amianto, uranio impoverito e altri agenti tossico-nocivi ha determinato una contaminazione domestica indiretta della moglie, avvenuta attraverso la manipolazione degli indumenti da lavoro e delle divise, riconoscendo un chiaro nesso causale con le gravi patologie della donna».
L’Ona aggiunge che «il Tribunale ha ritenuto provata la responsabilità della Difesa per non aver adottato tutte le misure necessarie a tutelare la salute dei militari e, indirettamente, dei loro familiari». Nella motivazione, prosegue l’Osservatorio, il giudice richiama in modo esplicito il principio della «contaminazione domestica», evidenziando come la letteratura scientifica riconosca da tempo casi di asbestosi proprio nelle mogli dei lavoratori esposti all’amianto, contaminate tramite il contatto con gli abiti da lavoro.
«Questa sentenza segna un punto di svolta di portata nazionale – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio e legale della signora -. Il Tribunale ha accertato in modo netto che l’amianto e gli altri cancerogeni presenti negli ambienti e nelle unità navali non colpiscono solo i militari, ma entrano nelle loro case, contaminando mogli e familiari attraverso le divise, la pelle e i capelli. È un riconoscimento giudiziario di enorme valore civile e sociale».










