«La vita dei tarantini è importante anche per i giudici della Cassazione. Abbiamo vinto!». Esultano così dall’associazione Genitori Tarantini dopo che la Corte di Cassazione, con una sentenza di 70 pagine, ha rigettato i ricorsi presentati dai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
La decisione della Suprema Corte conferma definitivamente il provvedimento della Corte d’appello di Milano che dispone la fermata delle attività produttive nell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto.
I giudici hanno accolto integralmente le tesi sostenute dagli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni, legali di 11 cittadini aderenti all’associazione, tra cui un ragazzo di 13 anni affetto da una rara patologia genetica. «Addio carbone, amianto e polveri sottili. La Corte suprema di Cassazione ci ha dato ragione su tutta la linea», ha evidenziato l’avvocato Maurizio Rizzo Striano.
Dal movimento Giustizia per Taranto ribadiscono che «la salute non può continuare a essere sacrificata sull’altare della produzione», definendo la giornata una tappa storica per i diritti dei cittadini. La rete Onda del Futuro festeggia il verdetto al grido di «Taranto è libera!», richiamando la cittadinanza alla responsabilità della fase successiva: la garanzia dei redditi per i lavoratori, le bonifiche reali e la tutela occupazionale.
Piero Bitetti, sindaco di Taranto, sottolinea come la sentenza della Suprema Corte renda improcrastinabile un piano strategico: «Il verdetto della Cassazione ci restituisce l’urgenza di lavorare alle alternative economiche e produttive che abbiamo più volte richiesto al Governo».
Il primo cittadino sollecita ora un intervento statale immediato per avviare le bonifiche degli impianti ed evitare una crisi occupazionale, ricordando che «nessuno si salva da solo, né chi giustamente rivendica condizioni ambientali e sanitarie adeguate, né chi lotta per un salario dignitoso».
