Taranto scivola al 94esimo posto della classifica nazionale di Ecosistema Urbano 2026, perdendo 12 posizioni rispetto allo scorso anno e segnando un crollo di ben 35 gradini nell’arco degli ultimi quattro anni.
È la fotografia scattata da Legambiente Taranto sulla base del report annuale realizzato insieme ad Ambiente Italia e al Sole 24 Ore, che assegna al capoluogo ionico un indice di sostenibilità pari ad appena il 40,78%, in calo di 5,3 punti percentuali.
Un risultato nettamente inferiore alla media dei capoluoghi italiani (55,72%) e quasi dimezzato rispetto al primato di Mantova, in vetta alla graduatoria con l’81,29%. L’associazione ambientalista parla di un «ininterrotto trend negativo» che travolge la città, maglia nera su più fronti.
Il punto più critico continua a essere la gestione della spazzatura: la percentuale di raccolta differenziata sale dal 23,1% al 30,3%, ma la prestazione lascia Taranto al terzultimo posto in Italia, seguita solo da Palermo e Foggia. La cifra resta lontanissima sia dalla media nazionale (66,15%), sia dall’obiettivo del 65% fissato dalla legge per il 2012.
Il quadro peggiora sul fronte della mobilità e della transizione energetica. L’estensione delle zone a traffico limitato si ferma ad appena 5,4 metri quadrati ogni 100 abitanti, a fronte di una media italiana di 368,3. Al palo anche la produzione da fonti rinnovabili sugli edifici pubblici, ferma a 0,54 kW ogni mille abitanti contro una media nazionale di 7,25.
«Numeri che testimoniano la necessità di intervenire», incalza Legambiente, indicando le priorità per invertire la rotta: riorganizzazione del sistema dei rifiuti, tutela del verde urbano, potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità dolce, fino agli investimenti su rete idrica, qualità dell’aria e riduzione del consumo di suolo.
