Ci sono voluti anni per stabilire un nesso conclamato tra l’aumento di patologie varie, e in particolare di tumori, e l’esposizione diretta a fonti di inquinamento. Ce ne vorranno probabilmente tanti altri per completare le bonifiche e mettere in totale sicurezza i siti inquinati della regione. In Puglia, tra i 4 individuati a livello ministeriale, solo il sito di interesse nazionale (SIN) di Bari ex-Fibronit ha praticamente terminato le operazioni. Indietro i siti di Brindisi e Manfredonia, ma soprattutto Taranto.
Il caso Taranto
Nell’ultimo rapporto «Sentieri» del 2023, che ha monitorato le problematiche legate all’aumento di patologie, ospedalizzazioni, anomalie congenite, per il capoluogo jonico, il quadro era abbastanza preoccupante: «In eccesso, in entrambi i generi, i tumori del fegato, del polmone e della pleura, le malattie respiratorie in generale, con particolare riferimento alle cronico-ostruttive. Le nefriti, nefrosi e insufficienza renale cronica in eccesso in entrambi i generi. Nelle donne in eccesso il tumore della mammella e del connettivo, nei maschi il tumore della vescica».
40 anni di ritardi
Risale al 1985, ad opera dei professori Francesco Schittulli e Antonio Di Giulio, due pionieri dell’oncologia regionale, uno dei primi studi sugli effetti negativi dell’esposizione all’inquinamento dell’ex Ilva di Taranto, allora Italsider, e delle aree circostanti. Su incarico della Regione, si evidenziò, a detta degli specialisti, il nesso evidente tra malattie tumorali e inquinamento. Già all’epoca si parlò di un grande progetto di bonifica che avrebbe riqualificato, all’insegna del turismo, uno dei luoghi più belli della nostra regione. Ci sarebbero voluti 20 anni con una partnership pubblico-privata e i lavori sarebbero terminati nel 2025. La politica, tuttavia, decise di preservare gli allora 20mila posti di lavoro.
Il registro pugliese
Per avere dati più aggiornati sui tumori in Puglia, ci si può invece rifare al registro regionale (ultima pubblicazione nel 2024): prostata (18,7% dei casi totali), polmone (13,6%), colon (12,9%) ai primi tre posti per la popolazione maschile; mammella (30,3% dei casi totali), colon (12,0%), tiroide (5,%) per quella femminile. Numeri in linea, anche per Taranto, con quelli del rapporto «Sentieri» di anni addietro, che parla di effetti visibili, in numerosi siti, ancora a distanza di 20 anni dalla messa in sicurezza. Lo spegnimento delle cokerie e gli interventi per ridurre l’impatto ambientale sono condizioni importanti ma non ancora risolutive, anche per invertire la tendenza di quei dati.









