«Finisce qui una storia che sarebbe buffa se non fosse una tragedia». Così Nichi Vendola, ex presidente della Regione Puglia, commenta la prescrizione del reato di concussione di cui era accusato nell’ambito del processo Ambiente svenduto, sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto.
La prescrizione è arrivata durante la terza udienza dibattimentale del processo che si sta svolgendo a Potenza, nella Corte d’Assise.
Vendola, dunque, ha deciso di commentare la vicenda con un post pubblicato sui propri canali social: «La mia colpa – scrive – è non aver fatto finta di nulla. Se non avessi per primo sollevato la questione delle diossine e poi del benzopirene, se non avessi provato a coniugare diritto alla salute e diritto al lavoro, non sarei stato chiamato in giudizio. E questa è la considerazione più amara. Si può morire di crepacuore per una calunnia: e a me non è mancato l’infarto, che mi ha quasi stroncato ma a cui sono sopravvissuto».
L’ex presidente della Regione Puglia ricorda che «l’unica classe dirigente che sfidò a viso aperto il colosso europeo della siderurgia venne colpita da un’accusa tanto infamante quanto grottesca. Non i politici o i giornalisti che avevano soldi e favori da Ilva, ma noi che fummo gli unici in Italia a imporre limiti rigorosi alle emissioni nocive, noi che mai fummo sul libro paga del padrone, noi venimmo trascinati in un processo che ebbe i tratti di un processo di piazza». Vendola prosegue: «Ho visto falsi documentali trasformarsi in atti d’accusa, ho assistito al teatro di una inquisizione surreale, sono stato rinviato a giudizio da chi avrebbe dovuto astenersi per ragioni di opportunità, ho subìto uno sfregio annullato in appello ma non annullato nel mio animo».
Ora, dunque, per l’ex governatore pugliese la vicenda si chiude: «Tredici anni di calvario, 8 anni di processo, e una città ingannata dai suoi eroi di cartapesta», prosegue Vendola e chiede: «Ai finti riformatori della giustizia voglio porre una questione: è possibile che un processo si svolga per anni e anni, pur sapendo dei profili di incompatibilità della Corte, e che il processo dopo 10 anni debba ricominciare da zero?».
