Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta sulla tragica morte di Claudio Salamida, l’operaio 46enne originario di Alberobello e residente a Putignano, precipitato lunedì scorso all’interno dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva (oggi Acciaierie d’Italia). La Procura di Taranto ha iscritto 17 persone nel registro degli indagati.
L’ipotesi di reato formulata dal pm Mariano Buccoliero è pesante: omicidio colposo in concorso, aggravato da condotte di imprudenza, negligenza, imperizia e violazioni delle norme antinfortunistiche.
I nomi
La lista degli indagati copre l’intera catena organizzativa dell’impianto siderurgico, dai ruoli operativi fino ai massimi dirigenti. Tra i destinatari dell’avviso di garanzia figurano il direttore generale di Acciaierie d’Italia, Maurizio Saitta, e il direttore dello stabilimento, Benedetto Valli. Coinvolti anche un responsabile dell’impresa appaltatrice Peyrani (una delle ditte intervenute nei recenti lavori di manutenzione) e una lunga serie di figure tecniche: un capo area, un capo reparto, capi turno, responsabili della manutenzione meccanica e preposti.
La dinamica
La svolta nelle indagini arriva dopo gli accertamenti dello Spesal dell’Asl. La ricostruzione conferma i sospetti iniziali sulla precarietà delle infrastrutture: Salamida stava operando nell’area del “Convertitore 3” (fermo da settembre al 5 gennaio per lavori) ed era impegnato nella chiusura di una valvola di ossigeno. Improvvisamente è precipitato dal quinto livello, compiendo un volo di circa sette metri. A cedere, secondo gli inquirenti, sarebbero state alcune pedane in legno collocate sul camminamento, che si sarebbero aperte per cause ancora da chiarire, trasformandosi in una trappola mortale.
L’area dell’incidente resta sotto sequestro, mentre l’acciaieria continua a produrre utilizzando il convertitore 1. Il magistrato ha disposto l’accertamento tecnico irripetibile: l’incarico per l’autopsia sarà conferito lunedì 19 gennaio al medico legale Liliana Innamorato.









