Home » Taranto » Lo scontro sulla cittadinanza, Montanari: «Trovare un nemico è la cosa più semplice da fare» – L’INTERVISTA

Lo scontro sulla cittadinanza, Montanari: «Trovare un nemico è la cosa più semplice da fare» – L’INTERVISTA

Lo scontro sulla cittadinanza, Montanari: «Trovare un nemico è la cosa più semplice da fare» – L’INTERVISTA

«C’è una gerarchia delle vite. La persona che è stata uccisa a Taranto non è ritenuta da tutti una persona come le altre. E questo è il problema». Con queste parole, Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, a margine di un incontro a Firenze dedicato al suo ultimo libro, ha richiamato l’attenzione sulle reazioni del Governo dopo la tentata strage di sabato a Modena, compiuta da un italiano di seconda generazione, figlio di genitori marocchini, e sul silenzio seguito all’omicidio del migrante maliano a Taranto, accoltellato da un minore italiano.

Una riflessione che, per Montanari, si intreccia con il dibattito sulla cittadinanza tornato al centro dello scontro politico: «La revoca della cittadinanza era una proposta di Casapound – ha detto – l’ha fatta legge il Conte I con Salvini, l’ha confermata e aggravata il governo Meloni. Io penso che bisognerebbe, lo dico per scherzo ma non tanto, revocare la cittadinanza a Matteo Salvini, visto quello che pensa della Costituzione della Repubblica».

Professor Montanari, dopo i recenti fatti di Taranto e Modena il dibattito si è concentrato sull’origine delle persone coinvolte e sul disagio delle nuove generazioni. È la lettura giusta?

«Quando si parla di giovani la prima cosa che penso è che sia necessario prendersene cura. Evidentemente tutto il sistema non ha funzionato. E allora bisogna assumersi una responsabilità collettiva. Poi certamente c’è il tema dell’integrazione, ma credo che il problema debba essere guardato più in profondità».

In che senso?

«Io guarderei i dati dei giovani italiani che se ne vanno dall’Italia. Sono cifre impressionanti, altissime. I giovani italiani, per usare ironicamente un linguaggio che piace a Salvini, quelli “con la pelle bianca”, stanno andando via. Questo dovrebbe dirci che il problema non riguarda chi arriva da lontano. Il problema riguarda la società, i diritti, la distribuzione della ricchezza, la giustizia sociale».

Si sta, quindi, guardando nella direzione sbagliata?

«Ritengo che si stia cercando un nemico invece che una soluzione. Si concentra l’attenzione su chi arriva, mentre bisognerebbe chiedersi perché tanti scelgono di partire».

E perché, invece, non ci si pone questa domanda?

«Perché è una domanda molto più scomoda. L’Italia è il Paese europeo con gli stipendi più bassi e con gli aumenti salariali più limitati degli ultimi anni. È un Paese che sembra non sapere offrire prospettive ai suoi giovani. E non soltanto per quelli che arrivano da fuori. Del resto, questo governo per i giovani non fa assolutamente nulla, non se ne prende cura in alcun modo. Io non mi preoccuperei di chi vuole venire in Italia. Mi preoccuperei, invece, di chi se ne vuole andare dall’Italia».