La pioggia non spegne il fervore religioso di Taranto, che nel pomeriggio del 2 aprile ha fatto sentire la propria partecipazione ai riti della Settimana Santa. Alle 15 in punto, seguendo una tradizione che sfida il tempo e le intemperie, il portone della Chiesa del Carmine si è spalancato, dando ufficialmente il via al pellegrinaggio della prima “posta” dei perdoni.
Queste figure iconiche, coppie di confratelli che avanzano scalzi e con il cappuccio calato sul volto, hanno iniziato il loro cammino lento e ritmato – il tipico “nazzicare” – verso gli altari della Reposizione. Nonostante le previsioni meteo particolarmente avverse, lo spirito della città non ha vacillato, confermando come i riti tarantini siano un legame indissolubile tra la comunità e la propria storia.
Per far fronte all’allerta meteorologica, il priore dell’Arciconfraternita del Carmine, Antonello Papalia, ha dovuto introdurre una lieve modifica al percorso programmato. Inizialmente i perdoni avrebbero dovuto percorrere la banchina del Canale navigabile dopo la visita alla chiesa di San Giuseppe, ma le condizioni del tempo hanno spinto l’organizzazione a dirottare le poste verso Pendio La Riccia, toccando la casa natìa del Beato Egidio.
Da qui, attraverso piazza Castello, i confratelli faranno ingresso nel Castello Aragonese dall’entrata principale per pregare nella cappella di San Leonardo. Una deviazione necessaria che nulla toglie alla solennità di un evento che vede mobilitate ben 58 coppie: 37 dirette verso i vicoli della Città Vecchia — tra San Cataldo, San Domenico e San Giuseppe — e 21 dedicate al pellegrinaggio di “campagna” nel Borgo nuovo, tra le chiese del SS. Crocifisso, San Francesco da Paola e San Pasquale.
Particolarmente significativo è il ritorno della preghiera presso l’ospedale militare, meta designata per le poste dalla undicesima alla diciassettesima, un gesto che rinnova il valore della vicinanza e del conforto. La pioggia, pur sferzando le strade e i cappucci bianchi, sembra aggiungere quest’anno un velo di austera sacralità a un rito che continua a scuotere e commuovere l’anima profonda di Taranto.