Il sistema Just Transition Fund attivato dalla Regione Puglia vale finora poco meno di 160 milioni, già messi a terra tra le diverse misure. Questo significa che, per il pacchetto destinato a Taranto, ne restano altri 600 circa per la transizione ecologica dell’area jonica. Una bella fetta che potrebbe interessare in primis le medie e grandi aziende tarantine e più in generale pugliesi.
Ma come si stanno muovendo gli imprenditori? Salvatore Toma è il presidente della Confindustria di Taranto.
Cosa avete intenzione di fare?
«Noi naturalmente siamo stati artefici, come Confindustria, nello stimolare lo sportello in Camera di Commercio. Questo sportello permette al territorio di avere il primo approccio importante e a stimolare eventuali investimenti. E come ci viene detto anche da fonti della Regione Puglia, Taranto non è più fanalino di coda della regione. Inoltre noi già abbiamo avuto un incontro con il presidente Decaro e con l’assessore Di Sciascio. A giorni avremo una data per un altro incontro con Di Sciascio, parleremo di transizione e nello specifico vogliamo capire come stimolare nuovi investimenti. D’altronde dato che quelli relativi a Pia e MiniPia sono bloccati, dobbiamo puntare su questi del JTF».
Per questo incontro che tempi si prevedono?
«Penso i primi di maggio, quindi a giorni».
Chiederete una particolare attenzione alle aziende del territorio?
«Noi naturalmente vogliamo che ci siano le aziende del territorio, ma siamo convinti sia importante che anche aziende da fuori vengono a investire su Taranto e provincia. Anche l’effetto contaminazione può produrre sinergie tra le aziende. E’ la leva che può produrre quel famoso cambio culturale imprenditoriale che noi come Confindustria stiamo portando avanti da anni. Sono tanti i settori nell’ambito della sostenibilità, questi fondi servono anche all’alta ricerca e formazione. Le nostre aziende per poter investire, devono innovare. Formazione e ricerca diventano fondamentali. Come Confindustria stiamo cercando di portare avanti una visione di trasformazione e diversificazione del territorio».
Presidente ci sono aziende hanno tutte le capacità per investire, però si trovano bloccate dai codici Ateco che evidentemente bisognerebbe rivedere. Chiederete anche questo all’assessore Di Sciascio?
«Nell’incontro lo metteremo in evidenza. E’ una questione che va modificata in alcuni punti. Anche per dare la possibilità appunto a chi vuole investire di avere degli aiuti. Non può essere un codice Ateco a bloccare un investimento che può naturalmente portare posti di lavoro».
Senza dimenticare che la transizione ecologica potrebbe servire anche a chi è stato espulso dal mercato del lavoro.
«Sì vogliamo sfruttare il discorso della formazione, nell’ambito del Jtf per la ricollocazione di dipendenti che attualmente sono fuori dal mondo del lavoro o che potrebbero uscire nell’ambito della decarbonizzazione».