Taranto prova a rialzarsi, si immagina diversa da ciò che è stata per decenni di monocultura industriale, di crisi cicliche, di occasioni mancate. È l’atmosfera che si percepisce al Salone Mediterraneo dell’Impresa, promosso da Confcommercio. Una piattaforma di confronto tra idee, territori, risorse e opportunità con sullo sfondo la consapevolezza delle enormi risorse pronte a intervenire sulla città: oltre due tra Jtf, Cis, Zes, fondi Fesr e Fse. Una cifra che potrebbe cambiare il destino di un’intera provincia, se solo il sistema economico locale riuscisse a intercettarla e spenderla con efficacia.
I numeri, tuttavia, oggi raccontano altro: Taranto è in fondo alla classifica pugliese per capacità di spesa, qualità della vita, impiego dei giovani, segno di un tessuto produttivo che fatica a tradurre le opportunità in cantieri, imprese, lavoro. Da questa fragilità il Salone prova a ripartire, trasformandola in un motore di cambiamento.
Gli incontri
La prima giornata ha portato sul palco voci di peso, chiamate a misurarsi con gli scenari delineati dal presidente di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino e dal direttore Tullio Mancino. Tra queste, quelle del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, del sottosegretario con delega alle Politiche del Sud Luigi Sbarra e dell’economista Carlo Cottarelli.
Quest’ultimo ha proposto di estendere la semplificazione burocratica della Zes a tutta Italia. Fitto, in un videomessaggio, ha descritto Taranto come «uno dei luoghi più importanti e simbolici delle grandi trasformazioni economiche, industriali e ambientali che l’Europa è chiamata ad affrontare nei prossimi anni, dove tenere insieme sviluppo produttivo, sostenibilità ambientale e coesione sociale». Sbarra ha riepilogato i 7,5 miliardi di investimenti della Zes.
Per il presidente Spadafino, «il problema più grave è la fuga dei giovani. Ora vogliamo riunire istituzioni e imprese per avviare una riconversione concreta puntando su commercio, turismo e servizi. Vanno aggiornati i codici Ateco orientando la programmazione verso l’Europa».
