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Ex Ilva, Flacks pronto ad acquisire la fabbrica: promessi 5 miliardi di investimenti

Immediate le reazioni alle dichiarazioni del patron di Flacks Group, società di investimenti privati ​​con sede a Miami in Florida, Michael Flacks, che si accinge, se tutto va bene, a prendere in mano l’ex Ilva. L’investitore miliardario si dice pronto a incontrare gli enti locali e i sindacati e questi ultimi si dichiarano scettici. Su…
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Immediate le reazioni alle dichiarazioni del patron di Flacks Group, società di investimenti privati ​​con sede a Miami in Florida, Michael Flacks, che si accinge, se tutto va bene, a prendere in mano l’ex Ilva. L’investitore miliardario si dice pronto a incontrare gli enti locali e i sindacati e questi ultimi si dichiarano scettici. Su quella che per Klacks sarebbe «una grande sfida non solo economica ma anche sociale e ambientale», la trattativa di acquisto è ancora tutta da valutare considerato che l’omonimo gruppo ha proposto un solo euro per accaparrarsi la più grande fabbrica d’acciaio d’Europa. A fronte dell’euro per l’acquisto, promette cinque miliardi di investimenti.

Lungo corteggiamento

Un corteggiamento che dura da tempo ma, dichiara candidamente Flacks «prima c’era troppa concorrenza, ci dicevano che eravamo pazzi a voler rilevare quella fabbrica ma più studiavamo quell’affare più ci entusiasmavamo». Il patron del fondo americano sostiene anche che della fabbrica tarantina «ha bisogno l’Italia, per l’industria alimentare, per la produzione di auto, per strade e porti». Pertanto, si dice pronto a venire in Italia, nelle prossime settimane, e assicura di aver messo insieme un team di esperti in siderurgia, fra cui grandi ex manager del gruppo Us Steel.

Gli investimenti

Per quanto riguarda i cinque miliardi che investirebbe assicura «ne ho discusso con le banche, i cinque miliardi non sono una cifra enorme rispetto ai profitti che ne deriverebbero portando la produzione d’acciaio, in pochi anni, da quattro milioni di tonnellate a sei». Infine auspica di «avere le chiavi dell’impianto entro febbraio e come partner il Governo al 40%».

I sindacati

I sindacati si dicono scettici. «Queste dichiarazioni non hanno nessun vincolo – dichiara Giovanni D’Arcangelo segretario generale della Cgil – ognuno può dire quello che vuole senza alcuna responsabilità. Deve essere il Governo a convocare un incontro a Palazzo Chigi e proporre una strada precisa per la ripresa produttiva, la salvaguardia occupazionale e il percorso di decarbonizzazione».

Il punto fermo

«L’unica certezza – prosegue D’Arcangelo – per il momento è il piano corto proposto dal Governo che di fatto chiude la fabbrica e paventa una valanga di ore di cassa integrazione per i lavoratori». Circa l’ingresso del Governo, il sindacalista sostiene che «lo Stato deve garantire il percorso industriale attraverso una società pubblica che gestisca le varie fasi dove i lavoratori siano i protagonisti. Parlare di un fondo finanziario estero non rappresenta alcuna certezza».

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