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Ex Ilva, stop entro 90 giorni all’area a caldo: «Scacco matto». Jindal conferma l’interesse

Per l’avvocato dell’associazione “Genitori tarantini” si tratta di un traguardo storico reso possibile «dal coraggio di undici cittadini»

Ex Ilva, stop entro 90 giorni all’area a caldo: «Scacco matto». Jindal conferma l’interesse

Uno «scacco matto». Così l’avvocato Maurizio Rizzo Striano, che insieme al collega Ascanio Amenduni ha assistito l’associazione Genitori tarantini nell’azione inibitoria accolta dalla Corte d’Appello di Milano, definisce il provvedimento relativo al fermo dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, disposto dai giudici.

Un traguardo storico reso possibile, spiega l’avvocato, «dal coraggio e dalla determinazione di undici cittadini di Taranto». Il legale evidenzia come la decisione imponga uno stop immediato, stabilendo che «gli impianti potranno essere riattivati solo dopo avere completato la totale rimozione dell’amianto ed avere predisposto ogni misura necessaria ad abbattere le polveri sottili».

Secondo Rizzo Striano, l’ipotesi di rimuovere l’amianto mantenendo la produzione a sei milioni di tonnellate annue è «pura fantascienza». Il conto alla rovescia di 90 giorni serve per spegnere gli impianti in sicurezza; il mancato adempimento da parte dei commissari governativi di AdI e Ilva – sottolinea il legale – esporrebbe a richieste di risarcimento e a profili di mancata esecuzione dolosa.

Il decreto scuote il confronto sulle sorti dello stabilimento siderurgico. Francesco Brigati, segretario generale della Fiom-Cgil Taranto, evidenzia che il provvedimento «dimostra l’inefficacia dell’azione governativa» e chiede risposte immediate durante il tavolo a Palazzo Chigi con Fim, Fiom e Uilm, affinché i lavoratori dell’indotto e del gruppo non paghino le scelte del passato. In assenza di un cambio del ciclo produttivo, la Fiom annuncia la mobilitazione.

Anche Confartigianato Taranto sollecita la definizione di un «accordo straordinario» per guidare la transizione industriale, chiedendo al governo un cronoprogramma certo su investimenti, occupazione e risorse del Just Transition Fund.

Jindal conferma il proprio impegno

Jindal, intanto, in una nota fa sapere che «alla luce della nota di Palazzo Chigi, a seguito del decreto della Corte d’Appello di Milano», il gruppo «conferma il proprio impegno a portare avanti l’acquisizione del perimetro della ex Ilva di Taranto e Acciaierie d’Italia, inclusivo sia dell’area a freddo che dell’area a caldo, subordinatamente alla definizione dei relativi accordi, ivi inclusa la realizzazione di un nuovo forno carbon free a Taranto».

Jindal, assistito da Chiomenti in qualità di advisor legale, «auspica una definizione dell’operazione ed è pronto a definire i termini per risolvere questa situazione estremamente complessa, anche nell’interesse dell’industria siderurgica italiana ed europea».