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Ex Ilva, sindacati in autoconvocazione: Roma li chiama il 28 luglio, l’incontro a Palazzo Chigi

Palazzo Chigi ospita un altro incontro sul futuro dello stabilimento siderurgico tarantino. Le preoccupazioni sull’esaurimento del prestito

Ex Ilva, sindacati in autoconvocazione: Roma li chiama il 28 luglio, l’incontro a Palazzo Chigi

Con una lettera partita direttamente dal Capo di Gabinetto del sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri è arrivata ai segretari generali di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e al vice presidente federale Federmanager, la tanto attesa convocazione a Roma per martedì 28 luglio alle 11 nella Sala Verde di palazzo Chigi. Sul tavolo ancora una volta la vertenza ex Ilva.

L’appuntamento di martedì di fine luglio rompe un silenzio assordante che andava avanti da circa due mesi, con una grave crisi che si protrae, nessun acquirente certo all’orizzonte e i 390 milioni di euro, stanziati dall’Unione Europea, che stanno per finire. Una situazione imbarazzante e preoccupante. Il tavolo tecnico tra governo e organizzazioni sindacali mira a fare il punto della situazione ex Ilva.

La riunione sarà presieduta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Per il governo parteciperanno i ministri competenti, Imprese e made in Italy, Lavoro e Politiche sociali, Ambiente e Sicurezza energetica.

I partecipanti

A palazzo Chigi ci saranno anche i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, i commissari straordinari delle società del gruppo Ilva e l’amministratore delegato di Invitalia. La convocazione è giunta dopo che i sindacati hanno annunciato al Governo di autoconvocarsi il 15 luglio.

Intanto giunge notizia che il Governo avrebbe cancellato per decreto la costruzione dell’impianto a gas destinato alla produzione di preridotto, il semilavorato che rappresentava un primo step verso una produzione d’acciaio pulita. Una mossa che non ha mancato di sollevare polemiche e malcontento, mentre il possibile rientro in pista degli indiani di Jindal non convince le sigle sindacali perché mancherebbero le dovute garanzie occupazionali. Questo sarà uno dei temi di discussione del prossimo 28 luglio come pure la questione degli ottocento milioni di euro che qualche anno fa furono stanziati per la realizzazione del primo impianto di preridotto.

Attualmente 4.450 dipendenti del gruppo rimangono in cassa integrazione straordinaria. Sul fronte giudiziario la Corte d’Appello civile di Milano si è formalmente riservata la decisione sui ricorsi incrociati presentati dall’azienda e dall’associazione Genitori tarantini. Resta confermata l’ordinanza del Tribunale delle Imprese che impone lo stop dell’area a caldo a partire dal 24 agosto qualora l’impianto non si adegui integralmente alle prescrizioni per limitare l’impatto sanitario e ambientale.