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Ex Ilva, le risorse sono in esaurimento: faccia a faccia di Urso con i sindacati

Dall’incontro romano al Mimit non arrivano novità sul bando internazionale di cessione degli impianti del gruppo industriale

Ex Ilva, le risorse sono in esaurimento: faccia a faccia di Urso con i sindacati

L’ex Ilva ha le risorse contate. I 349 milioni di euro messi in campo dal governo per la continuazione produttiva sono gli ultimi. Non c’è possibilità di estendere il prestito. Il destino della fabbrica sembra segnato, a meno che qualcuno non si faccia avanti con un progetto serio di rilancio. Al momento, tuttavia, dalla trattativa per rilevare il siderurgico non arrivano novità. I sindacati metalmeccanici rinnovano l’appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e chiedono che sia Palazzo Chigi a prendere in mano il dossier e soprattutto che sia lo Stato a gestire la fabbrica di acciaio, per darle un futuro. Intanto domani, su richiesta delle sigle metalmeccaniche che paventano il rischio di bomba sociale, il presidente della Regione Antonio Decaro ha convocato le segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil e le segreterie regionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl Metalmeccanici per un incontro sulla crisi dell’ex Ilva.

Nei giorni scorsi erano state le sigle, con una lettera congiunta, a sollecitare un confronto lanciando l’allarme sulle prospettive dello stabilimento e sulle ricadute occupazionali e sociali per il territorio. Secondo le organizzazioni sindacali, la vertenza è arrivata «ad un punto di non ritorno» e il rischio che si determini «una situazione drammatica dal punto di vista ambientale, sociale ed industriale che colpirebbe non solo Taranto, ma la Puglia e il Mezzogiorno, è sempre più tangibile». I sindacati denunciano, inoltre, l’aumento della cassa integrazione e l’apertura di procedure di licenziamento collettivo nel sistema degli appalti, avvertendo che «l’attuale situazione rischia di trasformarsi in una bomba sociale senza precedenti».

L’incontro

Da un lato il ministro Urso, che continua a ripetere che «quella dell’ex Ilva è una sfida difficile, su cui serve un’azione sinergica e la massima responsabilità da parte di tutti, nel rispetto degli sforzi fatti in questi anni proprio dai lavoratori dell’Ilva», dall’altro sindacalisti come Vito Pastore (Uilm) che interpretano queste parole come l’ennesima accusa contro magistratura, Regione e Comune, accusati di remare contro il governo. «Noi siamo impegnati con voi a garantire la continuità produttiva, nella prospettiva della piena decarbonizzazione, ma nessuna soluzione strutturale può essere costruita senza il concorso di tutti», ha aggiunto Urso.

Le reazioni

Per Francesco Brigati, segretario di Fiom Cgil a Taranto, «l’unica cosa certa che ci ha detto il ministero è che finite queste risorse non ce ne saranno più e non si sa cosa succederà una volta esaurite le risorse». Per Francesco Rizzo, di Usb, il rischio è quello di arrivare a «zero liquidità» entro l’autunno. Dei 349 milioni autorizzati, 250 sono già stati spesi.

Rizzo ha anche segnalato ulteriori 200 esuberi negli appalti, per un totale di 600 posti persi da inizio anno. Biagio Prisciano, segretario generale Fim-Cisl Taranto-Brindisi, ha ricordato che «l’ultimo incontro a Palazzo Chigi risale al 5 marzo: non si può tenere una vertenza di questa portata aperta da 15 anni in attesa di essere convocati».