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Sviluppo e Lavoro Taranto

Ex Ilva, Palombella (Uilm): «Senza Taranto chiude la siderurgia: a Meloni chiediamo un tavolo» – L’INTERVISTA

Mentre i tecnici del magnate britannico, plurimiliardario Michael Flacks in questi giorni sono in giro a Taranto e hanno visitato gli impianti del siderurgico, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ieri ha tenuto assemblea con i lavoratori di due grandi aziende dell’automotive del distratto barese, la Bosch e la Magna, si è discusso del rinnovo del contratto nazionale metalmeccanico. Ma Palombella, nativo della provincia di Taranto è uno che oltre ad averci lavorato nella ex Ilva conosce molto bene la situazione del siderurgico.

Segretario, a lei Flacks non la convince più di tanto, non è così?

«Ha fatto otto interviste a otto testate importanti italiane. Io penso che comunicare il tutto e il contrario di tutto non può che crearci problemi e imbarazzo. Loro non stanno concorrendo per acquistare un negozio sotto casa. Loro devono acquistare, dirigere e rilanciare un’attività produttiva strategica per il nostro Paese, dove lavorano più di 15.000 lavoratori diretti e indiretti con l’indotto. E’ quindi un’attività molto strategica, non possiamo assistere a interviste senza incontrare il sindacato, senza che ci sia un piano industriale, senza che ci sia un piano di investimenti, ma solo parole e parole. Quindi noi per domani, giovedì, abbiamo annunciato una conferenza stampa di Fim, Fiom e Uilm a Roma e lì noi rilanceremo ulteriormente e chiederemo alla Presidenza del Consiglio di convocare il tavolo perché continuare così significa avere un destino ormai già segnato».

Si può pensare a un futuro di Taranto senza l’ex Ilva?

«Senza la produzione di Taranto non c’è storia per gli altri stabilimenti. Taranto produce acciaio che serve per Genova, per Novi, per Marghera. Senza quell’acciaio, quegli stabilimenti non hanno motivo di esistere, quindi si distruggerebbe tutta la siderurgia italiana dei laminati che significa circa 23 milioni di acciaio. La produzione di Taranto, che è stata anche di 9 milioni di tonnellate, ora è ridotta a 1.600.000, i 6 milioni di tonnellate si raggiungono con tre altoforni. Adesso ne abbiamo uno, si fa lo switch tra il due e il quattro».

Con i 390 milioni del prestito di salvataggio per le Acciaierie d’Italia le cose potrebbe andare un po’ meglio?

«Per realizzare un altoformo ci vogliono 500 milioni di euro. Questi 390 sono una boccata di ossigeno che durerà fino a giugno».

Segretario, un futuro diverso dalla siderurgia a Taranto proprio non lo vede?

«Trovare investimenti per poter sopperire ai 10-12mila posti di lavoro, non è cosa semplice e poi se ne aggiungerebbero altri. È chiaro che io penso che non ci sia un insediamento in grado di far fronte a questa necessità».

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