Un durissimo attacco alla gestione della vicenda ex Ilva e un appello per l’intervento diretto dello Stato. È la posizione espressa da Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro e responsabile Politiche industriali del Pd. Per l’esponente dem, il bilancio dell’operato del governo negli ultimi quattro anni è «del tutto fallimentare». La situazione del gruppo siderurgico, secondo Orlando, è rimasta paralizzata se non peggiorata, tra piani basati sui forni elettrici privi di riscontro sul mercato e gare avviate su progetti finiti rapidamente in un cassetto. Un ritardo grave, aggravato dalla presenza di concorrenti che pretendono di partecipare alle manifestazioni d’interesse senza capitale proprio, chiedendo invece fondi pubblici.
In questo scenario, la nazionalizzazione rappresenta per Orlando «l’unica strada seria e praticabile». Un intervento pubblico diretto per l’intero gruppo garantirebbe un interlocutore solido con la magistratura e permetterebbe di affiancare allo Stato una cordata di acciaieri e utilizzatori privati, creando una vera e propria public company a tutela della filiera nazionale dell’acciaio. Nessun margine, infine, per l’ipotesi di una cessione spacchettata dell’azienda.
«Lo spezzatino è una prospettiva irrealistica», avverte Orlando, sottolineando il legame indissolubile tra Taranto e i siti del Nord come Genova. Le aree produttive settentrionali garantiscono lo sbocco di mercato per gli impianti del Sud. Dividere il gruppo sarebbe ipotizzabile solo di fronte a un “collasso irreversibile” del sito pugliese, uno scenario catastrofico che finirebbe per dividere soltanto «le spoglie di un cadavere».
