Il governo accelera sulla vendita degli stabilimenti siderurgici dell’ex Ilva, con l’obiettivo di individuare entro il 14 marzo la migliore offerta d’acquisto. È l’esito del vertice di ieri a Palazzo Chigi. Si sarebbe, dunque, trattato di un incontro «interlocutorio ma non risolutivo», fanno sapere da Roma. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha confermato che i commissari straordinari stanno ancora valutando le proposte: «C’è ogni possibilità di migliorare le offerte in un confronto che viene fatto con i commissari stessi».
Tra le aziende in lizza per rilevare l’ex Ilva, la Baku Steel Company appare in vantaggio. Il colosso siderurgico azero ha presentato un’offerta superiore al miliardo di euro, con garanzie sui livelli occupazionali e un piano strategico di rilancio degli impianti. Seguono la Jindal Steel International, che ha proposto un investimento di 600 milioni ma con alcune criticità legate al piano industriale e alla tempistica degli investimenti, e il fondo americano Bedrock Industries, meno competitivo ma comunque considerato un offerente serio, seppur con possibili riduzioni occupazionali.
Le ipotesi
Nel frattempo, prende sempre più corpo l’ipotesi di un ritorno di Invitalia come azionista di minoranza nella futura società, un’operazione che potrebbe rassicurare gli investitori e contribuire alla stabilità del settore siderurgico italiano. Il coinvolgimento di Invitalia potrebbe infatti rappresentare una garanzia per i lavoratori, offrendo un ruolo di supervisione statale nella gestione della transizione verso una nuova proprietà. «Un’ipotesi che stiamo considerando – ha detto il ministro Urso – qualcuno degli attori lo ha esplicitamente richiesto».
Il percorso
Il prossimo passo, previsto a metà marzo, dovrebbe dunque portare all’avvio ufficiale delle procedure di vendita. Con un quadro economico ancora incerto, il futuro dell’ex Ilva si gioca tra promesse di investimenti, garanzie occupazionali e un rilancio produttivo nel rispetto dell’ambiente. Le associazioni ambientaliste e i sindacati, da parte loro, continuano a esprimere preoccupazione per la mancanza di un piano chiaro di riconversione ecologica del sito produttivo.
Intanto, il Tribunale di Milano ha rinviato al 22 maggio l’udienza sull’azione inibitoria contro l’ex Ilva, richiesta da dieci cittadini dell’associazione “Genitori tarantini” e un bambino di 11 anni affetto da una rara mutazione genetica. Il rinvio serve ad acquisire la nuova Aia e relativa documentazione. Il Tribunale ha dichiarato improcedibile la class action risarcitoria di 136 cittadini contro l’ex Ilva, ormai insolvente. L’associazione si dice pronta a ripresentarla in futuro.
La politica
Sul fronte politico, invece, tiene banco il dibattito in Senato sulla questione dei fondi destinati alle bonifiche ambientali legate all’ex Ilva. Il decreto, che inizialmente prevedeva il taglio di 250 milioni di euro provenienti dalle confische ai Riva per garantire la continuità produttiva, è stato oggetto di un emendamento proposto dal relatore Salvo Pogliese (FdI).
La nuova misura istituisce un fondo di 80 milioni di euro per il 2027, destinato a interventi di ripristino ambientale nel Sito di interesse nazionale di Taranto, ma al di fuori delle aree gestite dall’attuale operatore o cedute a terzi. Le opposizioni, per questo, sono insorte. Il vicepresidente del M5S, Mario Turco, ha annunciato la presentazione di subemendamenti per ripristinare l’intero stanziamento. Critiche anche dalla senatrice di Italia Viva, Raffaella Paita, che ha denunciato la mancanza di trasparenza nei processi decisionali. Il voto sulle modifiche al decreto è atteso per oggi.