Purtroppo per i 215 lavoratori della Semat, la notizia che più temevano è stata confermata. L’azienda, attiva da oltre 20 anni negli appalti dell’indotto siderurgico, ha deciso il licenziamento di tutto l’organico aziendale, diretta conseguenza della decisione assunta dal consiglio d’amministrazione di porre definitivamente fine alla produzione nel sito di Taranto.
Le reazioni
Per il segretario generale di Fillea Cgil Taranto, Francesco Bardinella è «una decisione grave, la fine di un altro tassello della storia industriale dell’ex Ilva e dell’intero territorio». L’incontro si è tenuto, con un epilogo drammatico per i lavoratori e le loro famiglie, ieri mattina nella sede del Ministro del Lavoro, convocato appositamente per formalizzare l’intesa sulla vertenza. Un incontro che non ha detto nulla di nuovo rispetto a quanto era emerso il giorno precedente all’Arpal Puglia. In questa difficile situazione, i sindacati presenti all’incontro sono riusciti a strappare all’azienda un primo argine sociale, tant’è che la stessa ha accettato di inoltrare la richiesta di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività fino al 31 dicembre 2026 applicata a tutto il personale che ne ha diritto.
Nella richiesta è stata anche inserita la possibilità di completare i dodici mesi di programma anche oltre quella data, se la misura verrà rifinanziata nella prossima legge di bilancio – cosa che consentirebbe un prolungamento fino ai primi mesi del 2027. «L’accordo stabilisce – ha spiegato Bardinella – che i licenziamenti avranno efficacia solo al termine del periodo di cassa integrazione».
Il diritto di prelazione
Altro punto significativo riguarda il futuro occupazionale che prevede il diritto di prelazione per i lavoratori della Semat Sud in caso di assunzioni in altre società del gruppo operative a Taranto o per nuove iniziative imprenditoriali nel settore dell’edilizia.
La notizia positiva, messa nera su bianco nel verbale post incontro, è che i lavoratori saranno destinatari di proposte occupazionali per figure professionali compatibili con il bagaglio professionale interessato. «Un impegno – ha dichiarato Bardinella – che abbiamo voluto con forza per evitare di disperdere esperienze maturate negli anni di lavoro negli appalti dell’ex Ilva. La prelazione resterà valida per ogni lavoratore per i dodici mesi successivi al termine della cassa integrazione».
La vertenza Semat, seppur affrontando un passaggio doloroso, «non si chiude qui» assicurano dalla Fillea Cgil che rimarrà accanto ai lavoratori che per il momento hanno un anno di protezione sociale in attesa che si definisca il futuro dell’ex Ilva.