Andrea Orlando è un esponente di spicco del Partito Democratico ed ex ministro. Attualmente ricopre la carica di Consigliere regionale della Liguria, ruolo scelto a fine 2024 optando per l’impegno sul territorio e rassegnando le dimissioni dal Parlamento nazionale.
Orlando lei ultimamente ha invocato maggiore attenzione per Genova, rispetto a Taranto, ma si riferiva per caso ai fondi del Jtf?
«No. Non ho parlato di fondi ho detto “attenzione”, ho detto “solo attenzione”, non fondi. Ho detto che quando c’è stato il ciclo favorevole della latta, non si sono fatti anche quegli interventi organizzativi che avrebbero potuto incrociarlo».
E allora “attenzione” in che senso?
«Nel senso che ci sarebbe voluta nella struttura commissariale che ha avuto il compito di seguire Genova, una persona con un compito compito specifico sul ciclo della latta (il ciclo della latta rappresenta l’eccellenza industriale del sito ligure e si tratta dell’unico impianto in Italia in grado di produrre acciai rivestiti per l’imballaggio metallico, destinati principalmente all’industria conserviera e alimentare. Il sito di Genova riceve i semilavorati, i coils d’acciaio prodotti prevalentemente a Taranto, ndr).
Nessuna contrapposizione con Taranto e il suo stabilimento?
«Io sono sempre stato contro lo “spezzatino”, sono sempre stato per le bonifiche, non c’è una contrapposizione, però secondo me non c’è stato uno sforzo progettuale adeguato su Genova. Poi Taranto ha avuto tante croci, mentre invece Genova avrebbe avuto una situazione, almeno dal punto di vista del rapporto col contesto, più serena. Qui è stata chiusa la parte a caldo».
Cosa si può fare ora per Genova?
«Ora siamo nelle nebbie più totali perché adesso dobbiamo capire cosa succede con la gara. Se ci fosse uno che effettivamente scrive un piano industriale, è bene che in quel piano industriale ci sia anche un’attenzione al tema Genova».
E per Taranto si parla di acquisti imminenti che non si concretizzano, ma da più parti si vuole l’intervento statale, come se ne esce?
«Anch’io sono curioso di saperlo. A sentire Urso era già tutto tutto risolto almeno quattro o cinque volte. Penso che bisognerebbe che il pubblico si riassumesse il compito almeno di definire un piano industriale, di coinvolgere anche soggetti a partecipazione pubblica dentro la compagine societaria, soprattutto quelli che utilizzano l’acciaio e poi individuare in in un quadro più definito il partner nel privato. Così siamo proprio al salto nel buio.»
Anche perché gli ammortizzatori sociali non sono infiniti.
«Anche per noi vista da fuori è una situazione molto inquietante».
Non ritiene che comunque ci dovrebbe essere una gestione unica per l’ex Ilva?
«Assolutamente sì, sono contro qualunque ipotesi di “spezzatino”. Ho solo detto che rispetto all’attenzione che in certe fasi c’è stata su Taranto, dal punto di vista del rilancio, delle ipotesi progettuali, su Genova, secondo me, non si sono colti alcuni passaggi. A Taranto c’era tutta l’attenzione essendo lì il centro della questione».
Quale potrebbe essere il futuro della siderurgia italiana?
«Bisogna mantenere il ciclo integrato, quindi secondo me il tema è soprattutto farsi carico della produzione del pre-trattato, questa è una questione fondamentale, perché noi non possiamo diventare dipendenti da altri».
