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Ex Ilva, l’appello dei sindacati: «Non lasciate soli gli operai». E Urso rilancia nave e gas

Nuovo incontro tra sindacati metalmeccanici e forze politiche di maggioranza e opposizione sulla delicata vertenza dell’ex Ilva, ieri, mentre il ministro Urso torna a rilanciare il progetto dell’acciaieria più green d'Europa, tra Taranto e Genova. I conti però non tornano. Se per il ministro basta il miliardo di euro già stanziato per il polo del…
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Nuovo incontro tra sindacati metalmeccanici e forze politiche di maggioranza e opposizione sulla delicata vertenza dell’ex Ilva, ieri, mentre il ministro Urso torna a rilanciare il progetto dell’acciaieria più green d’Europa, tra Taranto e Genova. I conti però non tornano. Se per il ministro basta il miliardo di euro già stanziato per il polo del preridotto, i sindacati quantificano in nove miliardi l’investimento sui forni elettrici per decarbonizzare. Al conto manca il convitato di pietra: l’investitore internazionale che dovrebbe mettere il resto del denaro per realizzare il piano e che finora non s’è palesato. Entro il 15 settembre arriveranno, così spera Urso, le nuove manifestazioni di interesse al bando riaperto per la cessione degli impianti. Al momento, secondo indiscrezioni, alla finestra restano gli stessi player della prima gara: Bedrock, Baku e Jindal per l’intero gruppo e gli italiani di Marcegaglia, Eusider e Sideralba per i soli stabilimento del Nord. I sindacati confederali, intanto, chiedono garanzie e l’intervento diretto dello Stato. Resta irrisolta sullo sfondo la questione della nave rigassificatrice. Ieri, a Rainews24 collegato dalla Sicilia, il ministro Urso è tornato a dire che la nave serve a Taranto e che attende una risposta dal Consiglio comunale della città. «Se diranno no, lo faremo a Gioia Tauro», ha detto.

Il confronto

Integrità del gruppo, niente «spezzatino» degli impianti, garanzie occupazionali, decarbonizzazione e risanamento ambientale gli obiettivi indicati dai sindacati ai partiti. «Abbiamo incontrato più volte il governo ed ora i partiti di maggioranza e opposizione. Ci manca solo di coinvolgere il Presidente della Repubblica in questa vertenza», dice il segretario di Fiom Cgil Michele De Palma. «Il Parlamento unito dev’essere con noi, con tutti i lavoratori. Decarbonizzazione e occupazione sono due gambe che devono camminare insieme. Non c’è una senza l’altra. Lo Stato deve garantire la ripartenza degli impianti e il rilancio della produzione. Se l’acciaio è strategico non possiamo trovarci con queste incertezze occupazionali, ambientali e sulla salute e sicurezza delle persone». Per Ferdinando Uliano di Fim Cisl, «servono almeno 9 miliardi per i forni elettrici, qualcuno deve dare una risposta su questo. Servono fondi pubblici». Per Rocco Palombella (Uilm) «per la prima volta si valuta di passare dal ciclo a carbone ad una produzione di acciaio green con forni elettrici. Bisogna scegliere un sistema o l’altro. Se l’alternativa è la chiusura, siamo al disastro».

I partiti

Mentre si delinea un’insolita posizione comune tra sindacati e Fratelli d’Italia, col ministro Urso che rivendica la linea di dialogo e confronto costante con le forze sindacali, le forze di opposizione criticano il governo. Per Avs, che parla di totale incapacità del ministro Urso a risolvere la questione, «da tre anni il governo propone un piano diverso e l’ultimo con la nave rigassificatrice é più utile per il gas liquido americano di Trump che a Taranto». Anche Italia Viva pone l’accento sulla mancanza concreta di risorse per realizzare il piano industriale.

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