L’altoforno 1 dello stabilimento ex Iva, per il momento, rimane fermo. Il gip del Tribunale di Taranto, Mariano Robertiello, ha rigettato l’istanza presentata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e ha confermato il sequestro dell’impianto, fermo dal 7 maggio scorso, quando fu posto sotto sequestro senza facoltà d’uso a seguito di un grave incidente. I commissari straordinari presenteranno ricorso in Cassazione. Intanto dalla Capitale i sindacati fanno muro.
La conferenza
«Il Governo ci convochi a Roma entro la fine del mese di febbraio oppure ci autoconvocheremo» è l’ultimatum lanciato ieri mattina dai segretari generali di Fim, Fiom e Uilm nell’incontro organizzato per fare il punto della situazione sulla vertenza ex Ilva. Una vera e propria sfida lanciata al Governo che fino ad ora ha disatteso la richiesta dei sindacati di convocazione a Palazzo Chigi per affrontare le tante problematiche che costellano l’iter di vendita dello stabilimento e soprattutto per capire bene e in modo chiaro quale sarà il futuro della fabbrica e dei lavoratori. Per le sigle sindacali non c‘è più tempo da perdere. «Acciaierie d’Italia ha annunciato che entro due mesi la produzione di acciaio arriverà a quattro milioni di tonnellate, ma riteniamo che questo non sia possibile e che quindi è una cosa che non si può dire».
Secondo i segretari generali dei metalmeccanici Ferdinando Uliano (Fim Cisl), Michele De Palma (Fiom Cgil) e Rocco Palombella (Uilm) quanto annunciato è irrealizzabile perché i due altoforni sarebbero dovuti ripartire agli inizi di gennaio ma così non è stato. Inoltre la multinazionale Flaks Group che si è fatta avanti per acquisire il sito non ha ancora presentato un piano industriale, una lacuna importante per i sindacalisti. «Non diciamo che ci hanno preso in giro – ha dichiarato Rocco Palombella – ma ciò che hanno fatto fino ad ora non ha prodotto risultati».
«Per noi è importante che lo Stato assuma la conduzione dello stabilimento con una proprietà superiore al cinquanta per cento – ha dichiarato Uliano – successivamente potrà costruire le alleanze con gli industriali e non con fondi finanziari che rischiano di essere speculativi e che non hanno prospettive per un processo di rilancio industriale». «In questi mesi le abbiamo provate tutte ma la situazione peggiora sempre più – è il commento di De Palma – a questo punto non possiamo fare a meno di chiedere la convocazione a Palazzo Chigi alla presenza di Giorgia Meloni. Se ancora una volta la convocazione non arriverà manifesteremo».