Le sigle metalmeccaniche che rappresentano i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto si autoconvocano per il 9 marzo a Palazzo Chigi, dopo che anche il tavolo sulla richiesta di proroga della cassa integrazione per 4450 dipendenti per 12 mesi è stato aggiornato. «Da tre mesi troviamo porte sbarrate, nonostante le nostre ripetute richieste e i continui solleciti», dice il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano. «Nel frattempo la situazione precipita e migliaia di lavoratrici e lavoratori restano nell’incertezza più totale. È il momento di assumersi le proprie responsabilità», dice al governo.
Due giorni dopo l’autoconvocazione dei sindacati, l’undici, dovrebbe riferire al Parlamento sul dossier il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Per il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, «l’ex Ilva è chiusa e Urso ha un gran pezzo di responsabilità. Continuiamo a raccontarci favole. Lo diciamo da tempo, e mi sembra che la sentenza del tribunale di Milano sia un ulteriore passo verso la chiusura», aggiunge il capo della Uil.
Le voci della città
«Noi siamo per una decarbonizzazione totale e progressiva degli impianti, puntiamo a un’industria pulita», ha detto ieri a Bari il sindaco di Taranto, Piero Bitetti. Per il sindaco, la sentenza è «un valido motivo per aumentare la velocità e raggiungere questo obiettivo».
Più aspra la consigliera regionale del M5s Annagrazia Angolano. «La sentenza conferma quanto da tempo denunciamo, cioè le violazioni ambientali e sanitarie e le criticità nella valutazione del rischio. I tarantini non possono continuare a essere costretti a scegliere tra salute e lavoro».










