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Cronaca Taranto

Ex Ilva, la tragedia di lunedì anticipata da un misterioso incidente a santo Stefano

Sarà la dottoressa Liliana Innamorato a effettuare l’autopsia sul corpo di Claudio Salamida, l’operaio morto lunedì scorso nello stabilimento ex Ilva. L’incarico, di cui sarà ufficialmente investita lunedì in Procura, è stato conferito dal pubblico ministero, Mariano Buccoliero, nelle cui mani è il fascicolo di indagine. L’esame autoptico sarà effettuato all’ospedale Santissima Annunziata.

Per l’ennesima morte bianca sul lavoro, all’interno dell’ex stabilimento Ilva, ci sono diciassette indagati tra cui il direttore generale dell’azienda Maurizio Saitta e il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, il capo area Acciaieria 2 Vincenzo Sardelli, il responsabile di tutta l’area Acciaieria Luigi Boero, il capo area Manutenzione Meccanica di Acciaierie, Antonio Pispero e il responsabile della manutenzione meccanica dell’Acciaieria 2 Giorgio Dell’Atti. A cui si aggiunge, come indagato, Antonio Nigro, dipendente della ditta Peyrani che ha eseguito parte dei lavori sull’impianto. Per tutti le accuse sono di omicidio colposo in concorso, in relazione a presunte negligenze, imprudenze, mancanza di attenzione e mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.

La segnalazione

Secondo i sindacati la tragedia di lunedì sarebbe stata sfiorata durante il periodo natalizio: nella notte tra il 25 e il 26 dicembre, «nell’area portuale dell’ex Ilva, presso la scala d’emergenza degli uffici Ima 1, secondo sporgente, il cedimento del piano di camminamento ha causato la caduta di un lavoratore di una ditta dell’appalto ex Ilva, delle cui condizioni tra l’altro non abbiamo notizia» denuncia l’Usb tarantina che aggiunge: «La nostra organizzazione sindacale è venuta a conoscenza dell’episodio solo l’8 gennaio, grazie a una segnalazione anonima».

L’altro provvedimento

Intanto, mentre continuano le indagini per risalire alle cause che hanno determinato la caduta dell’operaio da un’altezza di sette metri, c’è la conferma del sequestro probatorio senza facoltà d’uso, del quarto e quinto livello del convertitore 3, dove si è verificato l’incidente. Sul camminamento su cui stava lavorando Salamida invece di griglie metalliche, pronte ma non ancora installate, c’erano pedane in legno, una soluzione temporanea che non avrebbe assicurato le dovute garanzie.

Un piano di calpestio non stabile dove per coprire un buco erano state posate alcune pedane in legno. Claudio, che stava lavorando da solo, era un uomo giovane, dipendente diretto dell’azienda, che ogni giorno partiva da Putignano – dove abitava, per raggiungere il posto di lavoro che gli consentiva di portare a casa lo stipendio – lascia la moglie, il figlio Elia di soli tre anni, i genitori e il fratello che chiedono giustizia. Non si può uscire di casa per andare a lavorare e non farvi più ritorno.

Salamida stava lavorando nella zona del convertitore 3 dove era intento a chiudere una valvola dell’ossigeno, un intervento di routine, quando pare che all’improvviso le pedane si siano aperte, abbia perso l’equilibrio e sia scivolato giù riportando ferite al capo che non gli hanno dato scampo.
Sarà proprio l’esame autoptico, in assenza di telecamere nella zona, a rivelare cosa è accaduto e soprattutto cosa ha determinato il decesso dell’operaio per poter fare piena luce sulle responsabilità di chi ha contribuito a causare quel volo senza ritorno.

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