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Ex Ilva, Jindal torna in trattativa: missione indiana per Urso. Senza acquirenti il gruppo rischia di implodere

Tornano in pista gli indiani di Jindal nella corsa per l’ex Ilva, frenata dalla recente decisione del tribunale di Milano di disapplicare l’autorizzazione integrata ambientale e dall’incidente mortale dell’altro giorno.

Il favorito nella trattativa, il fondo statunitense Flacks Group che ha offerto simbolicamente un euro per tutti gli asset del gruppo, ha chiesto ai commissari del siderurgico uno scudo penale. «Confermo che durante la mia missione a Nuova Delhi ho incontrato i titolari dell’azienda, alla presenza del nostro ambasciatore e ho dato loro le informazioni che chiedevano in merito alla gara, secondo le procedure europee per l’assegnazione degli impianti», ha raccontato il ministro delle Imprese Adolfo Urso.

Domani, intanto, i sindacati sono stati convocati a Palazzo Chigi per discutere della richiesta di cassa integrazione straordinaria per 4450 addetti e del futuro della fabbrica. «Presenteremo ai sindacati le prospettive per il proseguimento dell’attività produttiva nel sito di Taranto e in generale negli stabilimenti dell’ex Ilva tenendo conto della recente sentenza del tribunale di Milano», spiega Urso.

I pericoli

Accanto alla trattativa, resta un serio problema di fondi e sicurezza sul lavoro legato allo stato degli impianti e alla carenza cronica di risorse per intervenire sugli stessi. La sentenza del tribunale di Milano, poi, ha conseguenze sul piano industriale dell’acquirente e sui costi di adeguamento dell’autorizzazione ambientale. Se l’acquirente dovesse tirarsi indietro, l’ex Ilva finirebbe in uno stato finanziario ancora più critico dell’attuale. Perderebbe il prestito governativo di 390 milioni autorizzato dall’Ue e avrebbe risorse per andare avanti solo per pochi giorni. Giorni fa Acciaierie ha comunicato di aver speso quasi un miliardo in due anni di amministrazione straordinaria per vari lavori ma i fondi sono stati insufficienti rispetto alle tante cose da fare in uno stabilimento diroccato. Secondo fonti accreditate, Ilva porta con sé debiti per oltre dieci miliardi di euro, che rischiano di gravare sul debito pubblico del Paese.

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