«Sull’ex Ilva abbiamo dato indicazioni chiare per finalizzare l’intesa di cessione con il fondo americano che ha fatto, a giudizio dei commissari, l’offerta più significativa e sostenibile». Lo ha detto, ieri, il ministro per le Imprese e il made in Italy Adolfo Urso, a margine di un convegno di Legambiente, confermando l’impegno con Flacks e precisando che «il tavolo sull’ex Ilva è a Palazzo Chigi perché riguarda competenze di più ministeri».
Il ministro è anche intervenuto per «tranquillizzare» i sindacati, evidenziando che, nel mandato ai commissari straordinari di Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria per la negoziazione sulla cessione del complesso siderurgico a Flacks Group, ha chiesto di «rispettare appieno le norme sulla consultazione sindacale». Una dichiarazione che non ha per nulla tranquillizzato i sindacati che sono ritornare a chiedere un incontro al ministro, così come già richiesto lo scorso 2 dicembre.
La questione
Intanto, Francesco Rizzo dell’esecutivo confederale Usb, sottolinea un ulteriore dato: «La richiesta da parte dei commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria al ministero del Lavoro, della proroga della Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per 4.450 lavoratori complessivi dell’acciaieria ci preoccupa ulteriormente, in una situazione già di per sé complicata. Da mesi, infatti, non si intravedono spiragli e nessun confronto è in atto, quando invece vi è la particolare urgenza di affrontare la vertenza con riferimento alle sue varie sfaccettature».
A riguardo, la posizione dei sindacati non si presta ad ambiguità interpretative: viene ribadito che non è più sufficiente parlare solo di cassa integrazione. «I lavoratori chiedono decisioni chiare e concrete sulle prospettive industriali, ambientali e occupazionali del gruppo siderurgico», affermano Fim Fiom Uilm. Insomma, nulla si muove sul futuro produttivo e occupazionale del siderurgico tarantino e tutto resta congelato dalla trattativa in atto con Flaks Group.
La prospettiva
Intanto, trapelano alcune indiscrezioni sulla proposta avanzata dal colosso americano. Detto che si punta a 6 milioni di tonnellate di acciaio nel 2029, con ottomila dipendenti, oltre a due forni elettrici e un altoforno, il 4, in marcia. Flaks Group valuta positivamente le opportunità offerte da Taranto, con i suoi attracchi portuali «gli ampi parchi minerali, gli importanti investimenti ambientali fatti nel siderurgico dal 2013 ad oggi per il controllo delle polveri e dei maggiori inquinanti».
Secondo quanto riporta Siderweb «dal 2030, pur con una produzione globale stabile, si prevede l’aumento della quota dei forni elettrici a 3 milioni di tonnellate e la dismissione dell’altoforno 2. L’altoforno 2 è l’impianto che dopo una lunga fermata sarà riacceso in questo mese nel sito di Taranto».
Dalla Slovacchia potrebbe arrivare il nuovo manager del siderurgico tarantino.
Infatti, Peter Kamaras – manager della slovacca Steel Business Europe che ha fornito a Flacks consulenza per il dossier ex Ilva -potrebbe diventare direttore generale della nuova società, mentre John Goodish, sempre dalla stessa società, sarebbe candidato alla presidenza del Comitato di sorveglianza, ma entrambi non hanno conoscenze dirette del mercato italiano, per cui la scelta potrebbe ricadere su una figura della società friulana Danieli – indicata insieme agli ucraini di Metinvest quali partner del gruppo americano – già in passato coinvolta in una diatriba legale sull’ex siderurgico.f.str.










