La vertenza dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto è a «un punto di non ritorno» e il rischio che si determini «una situazione drammatica dal punto di vista ambientale, sociale e industriale che colpirebbe non solo Taranto, ma la Puglia e il Mezzogiorno del nostro Paese, è sempre più tangibile». Lo denunciano le segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Usb che chiedono un incontro urgente con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.
Le sigle, in una lettera congiunta, lanciano l’allarme sulle prospettive dello stabilimento e sulle ricadute occupazionali e sociali per il territorio.
Nella lettera si evidenziano l’assenza di risorse finanziarie necessarie a garantire la sicurezza degli impianti e dei lavoratori, il ricorso crescente alla cassa integrazione e i continui rinvii del bando di vendita internazionale.
I sindacati ricordano le mobilitazioni degli ultimi anni e tornano a chiedere un maggiore coinvolgimento delle parti sociali attraverso un tavolo permanente a Palazzo Chigi, fermo, sottolineano, dal 5 marzo scorso. «Crediamo che in una fase così complessa ci dovrebbe essere un maggiore coinvolgimento delle parti sociali», scrivono, indicando come prioritaria «la necessità impellente di un intervento pubblico che possa seriamente garantire un processo reale di decarbonizzazione».
I sindacati denunciano, inoltre, l’aumento della cassa integrazione e l’apertura di procedure di licenziamento collettivo nel sistema degli appalti, avvertendo che «l’attuale situazione rischia di trasformarsi in una bomba sociale senza precedenti».
Per queste ragioni, concludono le sigle, «crediamo sia importante e fondamentale anche il ruolo della Regione Puglia per consentire un confronto e dialogo costante con il governo con l’obiettivo di trovare soluzioni alle migliaia di lavoratori coinvolti dalla vertenza infinita dell’ex Ilva ed aprire anche ad un tavolo interistituzionale volto a garantire strumenti straordinari di tutela e prevenzione».
