«Taranto non può essere lasciata sola e sui lavoratori non possono ricadere responsabilità, ritardi e mancate decisioni. Parliamo della dignità di lavoratori e padri di famiglia». È l’allarme lanciato dal sindaco del capoluogo ionico, Piero Bitetti, dopo aver incontrato i rappresentanti dei lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva che, stamattina, hanno tenuto un sit-in di protesta davanti alla sede del Comune, dopo un corteo partito dall’acciaieria.
Il primo cittadino ha spiegato che c’è stata un’interlocuzione diretta con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e ora i sindacati attendono la convocazione del confronto, domani, a Palazzo Chigi.
A Taranto, intanto, sono stati rimossi i blocchi stradali posti dai lavoratori stamattina, subito dopo l’annuncio di 24 ore di sciopero.
Considerata ormai inevitabile la chiusura dell’area a caldo, Bitetti ha chiesto garanzie su tempi, investimenti e un tavolo interministeriale non limitato al Mimit, sottolineando come la «bomba sociale» minacci l’intero tessuto economico cittadino, dal terziario fino all’economia del porto.
Unanime la posizione dei rappresentanti dei lavoratori nell’esigere lo stop ai tagli e risposte immediate. Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Taranto e Puglia, ha avvertito che, in assenza di garanzie, la mobilitazione aumenterà e si estenderà fino a Bari e Roma. Biagio Prisciano, alla guida della Fim Cisl Taranto-Brindisi, ha ribadito l’urgenza di tutelare l’occupazione dell’appalto e dei dipendenti in amministrazione straordinaria per avviare una decarbonizzazione sostenibile. Infine Vito Pastore, segretario della Uilm Taranto, ha evidenziato come la crisi sociale sia ormai esplosa, avvertendo che la città non può vivere soltanto di ammortizzatori sociali.