I commissari governativi a cui è affidata la guida di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) in amministrazione straordinaria corrono a ripari e impugnano al Tar il provvedimento del sindaco di Taranto Piero Bitetti che, nei giorni scorsi, ha intimato lo stop alla centrale termoelettrica che alimenta lo stabilimento siderurgico di Taranto. Il ricorso è stato depositato ieri al Tar di Lecce.
Secondo il provvedimento del primo cittadino ionico, la centrale va fermata entro 30 giorni (la scadenza è fissata al 13 maggio) poiché l’azienda non ha presentato un piano di riduzione delle emissioni di alcuni inquinanti. La centrale è l’impianto che lavora i gas siderurgici e alimenta lo stabilimento. Fermarlo vorrebbe dire spegnere l’intera fabbrica tarantina.
Il ricorso
Gli avvocati dell’azienda chiedono al Tar di disporre «la riduzione alla metà dei termini per la fissazione delle udienze e delle camere di consiglio onde consentire la trattazione dell’istanza cautelare in sede collegiale prima della data intimata di sospensione dell’attività». Nel merito, poi, l’azienda chiede anzitutto al Tar di sospendere l’ordinanza e di «annullare i provvedimenti impugnati».
Per Acciaierie, l’ordinanza del sindaco deriva da una delibera di Giunta regionale del 2025 e dalla relativa diffida (adempimenti legati alla Valutazione del danno sanitario) che sono atti già impugnati al Tar. La legge regionale 21 del 2012 prevede che gli stabilimenti obbligati a ridurre le emissioni, tra cui c’è la centrale termoelettrica del siderurgico, devono presentare alla Regione un piano specifico ed attuarlo in 12 mesi. Se il piano non viene presentato, scatta la diffida di 30 giorni, dopodiché «l’autorità sanitaria dispone la sospensione dell’esercizio dello stabilimento».
Il dettaglio
Per i legali dell’azienda c’è un chiaro conflitto tra nomr regionali e nazionali ed il sindaco Bitetti vuol applicare una legge regionale e la valutazione del danno sanitario ad un impianto soggetto ad Aia nazionale (autorizzazione integrata ambientale). In sostanza per gli avvocati si tratterebbe di una sovrapposizione e sostituzione di valutazioni di carattere sanitario e ambientale operate in ambito regionale a quelle stabilite dall’autorità nazionale competente (che è il ministero dell’Ambiente).
Secondo i legali è la stessa legge regionale a limitare i poteri del sindaco, quale massima autorità sanitaria cittadina. Poteri che la norma nazionale non contempla e che riserva esclusivamente all’autorità nazionale competente. Nell’ordinanza, il sindaco ha evidenziato che la sospensione della centrale varrà sino alla presentazione del piano di riduzione dopo l’ok di Arpa, Aress ed Asl Taranto.