La proposta sarebbe paragonabile a quella del fondo americano Flacks e potrebbe cambiare il confronto in atto per la vendita della società italiana. Lo si apprende da fonti che hanno visionato il dossier presentato da Jindal, l’azienda indiana che si è fatta avanti per rilevare il complesso siderurgico tarantino. La proposta del gruppo indiano – presentato nelle scorse ore ai commissari di Ilva e Acciaierie d’Italia – è vincolante e in anticipo sulla data fissata di lunedì 23 marzo, aprendo di fatto la sfida con il concorrente gruppo americano che non ha ancora fornito ai commissari i chiarimenti chiesti su piano industriale, investimenti e garanzie finanziarie a supporto della proposta avanzata.
L’incontro e il nodo
Proprio domani – nel giorno fissato dai commissari per la scadenza per la presentazione della proposta – a Roma si dovrebbero incontrare i vertici di Jindal e i commissari, sarà l’occasione per comprendere si capirà se l’azienda indiana ha intenzione di dare seguito alla sua proposta, riempendola di contenuti per l’acquisizione del più grande complesso siderurgico europeo, in termini finanziari e patrimoniali, tecno-industriali e occupazionali.
Ma soprattutto, sarà l’occasione per comprendere se Palazzo Chigi – che non vuole ripetere la disastrosa partnership con Arcelor Mittal – andrà incontro alla richiesta avanzata da Jindal, manifestata già dalla lettera di interesse della settimana scorsa, di avere come socio di minoranza una società pubblica, identificata dagli indiani in Invitalia.
Secondo gli osservatori la proposta indiana è una sorta di calcio d’angolo, dopo aver cercato di aprire una trattativa con Berlino per rilevare Thyssen Krupp. Insomma, un ritorno sulla scena del siderurgico europeo dalla porta di servizio, facendo in sostanza anche il gioco del Governo che così può sostenere di avere più acquirenti per il sito tarantino, anche se al momento nessuna delle due proposte arrivate è concreta e nella direzione delle «garanzie» richieste.
Il commento
«Quanto sta accadendo sull’ex Ilva è gravissimo e non più tollerabile. Il mancato rispetto della scadenza da parte di Flacks, con la presentazione di un’offerta ancora incompleta e priva degli elementi essenziali, certifica il fallimento di una gestione che il Governo ha condotto con superficialità e irresponsabilità» afferma il senatore pentastellato, Mario Turco che aggiunge: «Non siamo di fronte a un semplice ritardo, ma all’ennesima dimostrazione di una trattativa costruita su presupposti fragili, senza le necessarie garanzie finanziarie e industriali, e accompagnata da un atteggiamento inspiegabilmente indulgente da parte delle strutture ministeriali». Per Turco ci sono nomi e cognomi precisi di questo fallimento: Meloni e Urso, che hanno deciso «consapevolmente di concedere tempo a un soggetto che oggi ammette di non essere pronto», per cui «il Governo si assuma immediatamente le proprie responsabilità e dica con chiarezza al Paese quali sono le reali condizioni dell’operazione e quali garanzie esistono».