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Ex Ilva, i cittadini di Taranto fanno ricorso in Appello: «Stop immediato all’area a caldo»

Undici cittadini di Taranto, aderenti all’associazione Genitori tarantini, chiedono la sospensione immediata dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva.

«Il Tribunale ha demolito la nuova Aia [Autorizzazione integrata ambientale, ndr] propagandata dal governo Meloni come la panacea di tutti i mali. Ma ha reso una motivazione contraddittoria sulla sospensione dell’attività produttiva», affermano i promotori dell’azione inibitoria in relazione alla sentenza del Tribunale di Milano che ha ordinato lo stop delle attività dell’area a caldo in caso di mancata ottemperanza in tempi certi alle prescrizioni.

«Anziché ordinare l’immediata sospensione», affermano i cittadini di Taranto, il Tribunale «ha concesso un “termine di grazia” che viola quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea e cioè che le proroghe sono illecite».

I cittadini di Taranto annunciano di aver «impugnato la decisione con riguardo a questo termine concesso che è di 3 anni decorrenti dalla scadenza dell’ultima Aia (24 agosto 2023)».

Il ricorso in Corte d’Appello è stato proposto dall’avvocato Maurizio Striano, che assiste – con il collega Ascanio Amenduni – gli undici cittadini.

«Un altro motivo di impugnazione – spiega Striano – riguarda la “giustizia climatica“. Infatti il Tribunale ha respinto la nostra domanda di ordinare ai gestori l’abbattimento delle emissioni di CO2 che non sono tossiche, ma sono sicuramente nocive per gli effetti che hanno sul clima e, di conseguenza, sulla vita delle persone. Le motivazioni del Tribunale non tengono in alcun conto le argomentazioni svolte in un parere pro veritate dal professor Carducci, massimo esperto in materia in Italia e non solo. Ora dovrà pronunziarsi la Corte di Appello di Milano. Speriamo che lo faccia in tempi brevi. La Corte sarà chiamata a decidere anche sulla impugnazione che hanno proposto i gestori. Il primo tempo lo abbiamo vinto noi, speriamo che nel secondo l’arbitro non si inventi qualche rigore inesistente».

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