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Estorsioni a imprenditori a Taranto, 2 arresti: «Facevano leva sulla loro reputazione criminale»

Per gli investigatori si tratterebbe di un sistema strutturato di «prelievo illecito» sul tessuto economico locale, fondato sulla paura di ritorsioni

Estorsioni a imprenditori a Taranto, 2 arresti: «Facevano leva sulla loro reputazione criminale»

Estorsione ambientale pluriaggravata e detenzione e porto illegale di arma da fuoco, entrambi reati in concorso e aggravati dal nesso teleologico, sono le accuse a carico di due uomini arrestati dai carabinieri di Taranto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

L’operazione rientra in un più ampio procedimento coordinato tra la Dda di Lecce e la Procura di Taranto che vede complessivamente 12 indagati.

Il provvedimento rappresenta lo sviluppo dell’inchiesta Argan dello scorso dicembre. Secondo l’ipotesi investigativa, il gruppo avrebbe esercitato una costante pressione su imprenditori e operatori economici, facendo leva su una reputazione criminale consolidata e sulla percezione di una capacità intimidatoria tale da indurre soggezione e obbedienza.

Un contesto definito dagli inquirenti «di estorsione ambientale», in cui le richieste economiche non avrebbero avuto bisogno di minacce esplicite per risultare efficaci.

Le indagini, condotte con intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e riscontri documentali, avrebbero ricostruito una serie di episodi estorsivi ai danni di aziende del settore edile, turistico e dei servizi.

In alcuni casi le somme richieste sarebbero state giustificate come contributi per spese legali o procedimenti giudiziari. Per gli investigatori si tratterebbe di un sistema strutturato di «prelievo illecito» sul tessuto economico locale, fondato sulla paura di ritorsioni.