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Crisi lavoro a Taranto, l’allarme dei sindacati: «Siamo al limite, qui il 60% di cassa integrazione pugliese»

«Taranto è arrivata al limite. È un territorio che continua a subire: subiscono i lavoratori, le famiglie e perfino la politica». Non usa mezzi termini Gennaro Oliva, coordinatore provinciale della Uil, per descrivere una crisi occupazionale che non è più congiunturale, ma «profonda, strutturale e ormai vicina al collasso sociale».

La mappa delle crisi: dal paradosso Vestas all’Ex Ilva

Il dossier presentato dal sindacato dipinge una provincia spinta verso la desertificazione produttiva, dove le aziende decidono, chiudono o delocalizzano senza trovare ostacoli. Emblematico il caso Vestas Italia, definito paradossale: «Quaranta lavoratori sono in sciopero a oltranza contro il trasferimento a oltre 200 chilometri di distanza, mentre a pochi metri un’altra società dello stesso gruppo assume», denuncia Oliva. Fiom Cgil e Uilm denunciano un vero e proprio strappo nelle relazioni industriali: l’azienda avrebbe proseguito l’esame congiunto sul trasferimento delle attività a Melfi coinvolgendo esclusivamente la Fim Cisl, ma lasciando fuori la Rsu regolarmente costituita.

«Riteniamo inaccettabile che un passaggio così rilevante venga affrontato senza la rappresentanza legittima dei lavoratori», tuonano le segreterie provinciali di Fiom e Uilm. Secondo le due sigle, la Fim Cisl – unica presente al tavolo di mercoledì scorso – non risulterebbe nemmeno rappresentativa in azienda. L’esclusione dai colloqui sulla riorganizzazione, che prevede lo spostamento di magazzino, training center e reparto riparazione pale da Taranto a San Nicola di Melfi (Pz) dal 1° marzo, viene definita una «grave irregolarità» che sarà valutata nelle sedi opportune. Fiom e Uilm chiedono ora di congelare tutto. Vista la convocazione del Comitato Sepac (la task force regionale per l’occupazione) fissata per il prossimo 3 febbraio, i sindacati intimano all’azienda di sospendere la procedura e rinviare l’incontro già in calendario per il 28 gennaio, per rispetto della sede istituzionale.

Ma l’elenco è lungo e doloroso: ci sono gli ex portuali Tct mai ricollocati, i lavoratori Hiab senza prospettive e, su tutto, l’ombra gigantesca dell’Ex Ilva. Lo stabilimento siderurgico resta «una ferita aperta», con impianti fermi e migliaia di addetti sospesi nel limbo dell’incertezza.

I numeri del disastro

A certificare la gravità della situazione sono i dati Inps: la provincia di Taranto assorbe da sola quasi il 60% della cassa integrazione straordinaria dell’intera Puglia. «È il segnale di una dipendenza patologica da poche grandi realtà industriali», osserva Oliva. Il risultato è un aumento vertiginoso di inattivi e precari, con giovani e donne sempre più ai margini. Critico anche il giudizio sui progetti futuri, dal Just Transition Fund alla gestione del porto: «Rischiamo l’ennesima occasione persa. Non abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali a vita, ma di occupazione vera».

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