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Braccio di ferro ex Ilva, a Taranto è stallo. Urso: «Non si chiude»

Ancora un nulla di fatto sull'ex Ilva. Al nuovo confronto col ministro delle Imprese Adolfo Urso il fronte sindacale si presenta spaccato: Fiom e Uilm disertano, Usb e Fim Cisl insistono nel chiedere di ritirare quello che ritengono un piano di chiusura. Il ministro respinge l'accusa e si dice al lavoro su continuità produttiva e…
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Ancora un nulla di fatto sull’ex Ilva. Al nuovo confronto col ministro delle Imprese Adolfo Urso il fronte sindacale si presenta spaccato: Fiom e Uilm disertano, Usb e Fim Cisl insistono nel chiedere di ritirare quello che ritengono un piano di chiusura. Il ministro respinge l’accusa e si dice al lavoro su continuità produttiva e per la sicurezza dei lavoratori ma le distanze restano siderali.

Intanto in Puglia il neo presidente della Regione Antonio Decaro pensa ad un ruolo legato all’ex Ilva per il suo predecessore Michele Emiliano. Si pensa all’assessorato allo Sviluppo economico o a una delega con specifiche competenza sull’ex Ilva o sulle emergenze ambientali, in modo da avere in Giunta una figura che conosce bene il caso del siderurgico e che potrebbe meglio interagire con Roma. Emiliano, tuttavia, potrebbe scegliere anche di tornare in magistratura, ad un anno dalla pensione.

All’incontro di ieri, hanno partecipato anche i sindaci dei territori dove l’Ilva è presente. «Sono qui per dovere istituzionale ma condivido pienamente la posizione dei sindacati metalmeccanici che contestano il tavolo chiedendo il ritiro del piano del governo», ha detto il sindaco di Taranto, Piero Bitetti.

Il braccio di ferro

L’incontro ha riguardato principalmente gli impianti del Nord, dove il ministro Urso ha garantito la prosecuzione delle attività, di banda stagnata a Genova e di zincato a Novi Ligure. Solo nelle prossime settimane il confronto si sposterà sulle aree libere, per favorire nuovi investimenti e opportunità occupazionali.

Per Urso non c’è alcun piano di chiusura, «anzi l’esatto contrario: attività di manutenzione indispensabili per garantire la continuità produttiva e raggiungere il massimo della capacità possibile, assicurando la piena sicurezza dei lavoratori», dice, ribadendo tuttavia il piano sulla cassa integrazione per 4450 addetti. Urso ha informato inoltre sull’avanzamento dei negoziati con due player che hanno partecipato alla gara e due nuovi soggetti industriali extra-Ue che hanno manifestato interesse per l’ex Ilva.

Le reazioni

«Il piano corto del governo non è di decarbonizzazione ma di chiusura e non ci possono essere tavoli separati tra Nord e Sud. La vertenza è una e deve tenere tutti i lavoratori insieme», ha detto dopo l’incontro di eiri Biagio Prisciano della Fim Cisl di Taranto. I sindacati continuano a chiedere un tavolo nazionale a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni ed i sindacati. «Tranne qualche passo avanti a Genova e Novi Ligure – dice il sindacalista – a Taranto resta tutto fermo.

Quindi l’incontro di oggi non è servito a molto. Faremo un consiglio di fabbrica con gli operai per stabilire le iniziative di mobilitazione da mettere in campo». Resta inoltre da sciogliere l’anno problema dei 1600 ex Ilva rimasti senza lavoro e in cassa integrazione perenne da diversi anni ormai. All’incontro non erano presenti Fiom e Uilm, che minacciano nuove mobilitazioni. «Senza il ritiro del piano di chiusura – insistono le sigle – dal primo di marzo 2026 in assenza di un futuro acquirente si rischia il collasso dell’ex Ilva».

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