Le cozze, l’oro nero di Taranto, tornano al centro del dibattito cittadino. Se da un lato l’attivista Luciano Manna denuncia che nel secondo seno di Mar Piccolo sono stati impiantati mitili provenienti dalla Grecia, «un vero e proprio attentato alla cozza tarantina che quest’anno avrà un’annata eccellente», dall’altro pescatori e mitilicoltori sono alle prese con costi esorbitanti dei carburanti.
Ieri alcuni rappresentanti di un settore dell’economia locale che rappresenta l’identità della città, si sono riuniti davanti al porto mercantile per decidere le azioni da intraprendere. «Abbiamo la raffineria e paghiamo più di tutti. Così non possiamo più lavorare. Ci sentiamo abbandonati da tutti», hanno detto. Per Manna, invece, le irregolarità in Mar Piccolo avvengono alla luce del sole con «scarichi, reimmersione e prelievo in totale violazione dell’ordinanza sindacale e delle norme di igiene e tracciabilità del prodotto».
Il caso
A spegnere il fuoco della paura, intanto, intervengono le organizzazioni sindacali e datoriali del comparto mitilicolo tarantino che, dopo il focolaio di epatite registrato a Napoli e casi anche in altre regioni, intervengono per fare chiarezza e tutelare consumatori, operatori del settore e l’immagine di un prodotto simbolo della città. «Le cozze di Taranto non sono interessate da alcuna emergenza sanitaria, poiché l’intera filiera produttiva locale è sottoposta a controlli rigorosi e costanti da parte degli enti competenti.
I monitoraggi effettuati regolarmente da Asl e Arpa attraverso campionamenti e analisi sulle acque e sui mitili, garantiscono standard elevatissimi di sicurezza alimentare, salubrità e tracciabilità, assicurando che il prodotto rispetti pienamente le normative sanitarie vigenti», dicono. Inoltre, va precisato che in questo periodo la cozza tarantina autoctona non è ancora nella fase di piena commercializzazione. Solo una piccola parte della produzione ha raggiunto le taglie commercializzabili. Associazioni e sindacati del settore invitano i cittadini a prestare attenzione alla provenienza del prodotto e a diffidare di mitili privi di adeguata tracciabilità.










