Mentre il ministro Urso annuncia che i commissari dell’ex Ilva ricorreranno al Tar contro l’ordinanza del sindaco di Taranto che, lo scorso 13 aprile, ha intimato alla società AdI Energia srl in amministrazione straordinaria di sospendere entro 30 giorni l’attività «per precauzione ambientale», da Roma arriva un altro rinvio per la definizione della vertenza lavorativa nel siderurgico tarantino. Praticamente, nella riunione di ieri al ministero del Lavoro, non si è trovata alcuna intesa al tavolo intorno al quale erano seduti i rappresentanti di Acciaierie d’Italia e le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, in riferimento al ricorso alla cassa integrazione per i lavoratori dell’ex lva.
Si è trattato di un incontro interlocutorio, l’ennesimo, che non ha fatto altro che evidenziare le criticità finora emerse nella trattativa che fatica a trovare una soluzione condivisa su un tema che coinvolge direttamente centinaia di lavoratori, con al centro l’integrazione economica degli ammortizzatori sociali, nodo ancora irrisolto.
Le reazioni
Un rinvio che non allontana le preoccupazioni dei sindacati che sono tornati a chiedere una soluzione «concreta e tempestiva» per garantire tutele adeguate ai lavoratori in questa fase di forte incertezza industriale. Secondo indiscrezioni emerse al termine dell’incontro, sul tavolo ministeriale è mancata l’attesa garanzia sull’integrazione del 70% per la cassa integrazione, mentre sono rimasti ristretti i margini di trattativa sul numero dei lavoratori coinvolti e sulle condizioni economiche. Insomma, un incontro romano che ha solo aggiunto altri giorni di attesa per migliaia di lavoratori che chiedono di conoscere il proprio futuro.
La preoccupazione dei sindacati è quella del rischio di non garantire per tutti i lavoratori dignità economica e uniformità di trattamento, nell’ambito di una vertenza che si trascina da anni e che continua a dettare i tempi dello sviluppo industriale e occupazionale nella città dei Due Mari.