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Serie A, tutti gli episodi arbitrali della seconda giornata: cosa dice il regolamento

La mappa dei casi più contestati e il perché delle decisioni prese in campo e al Var con il confronto del testo

Serie A, tutti gli episodi arbitrali della seconda giornata: cosa dice il regolamento

La seconda giornata di campionato è stata caratterizzata da alcuni episodi che hanno lasciato parecchie perplessità nei tifosi e addetti ai lavori. L’episodio più discusso è stato quello avvenuto in Juventus-Parma con un tackle di Alajbegovic su Keita che ha comportato un contatto reputato regolare dall’arbitro e dal VAR. Ma sono diversi i casi ad aver suscitato polemiche, come una spinta in Napoli-Como e un’altra in Cagliari-Inter, ma soprattutto la condotta violenta di Jimenez in Fiorentina-Frosinone non sanzionata con il cartellino rosso, così come una spinta di Gudmunsson all’arbitro: due episodi che non hanno portato a una revisione al monitor.

Ma a destare particolare curiosità è un dato completamente inaspettato in questi primi due turni di Serie A: l’assenza totale di On Field Review (interventi al monitor) e di calci di rigore assegnati. Un fatto che rimarca certamente una soglia d’intervento molto più rigida per la sala VAR impostata dal nuovo designatore Daniele Orsato, e il protagonismo del campo: si punta a valorizzare la decisione iniziale dell’arbitro, riducendo le revisioni al minimo e privilegiando, in casi grigi o interpretabili, il silent check.

Ma la domanda che l’opinione pubblica ora si pone è: proprio tutti gli episodi possono essere figli di questo concetto? C’è sempre un testo che può guidare nella risposta: andiamo a vedere cosa dice il regolamento.

Juventus-Parma, il calcio di rigore reclamato per l’intervento di Alajbegovic su Keita: il regolamento

Serie A, tutti gli episodi arbitrali della seconda giornata: cosa dice il regolamento

Nell’episodio chiave, il neo acquisto della Juventus cerca di fermare il centrocampista del Parma, ma gli tocca la parte esterna dello scarpino, mentre questo allarga il passo per difendere il pallone, riuscendo tuttavia comunque nel suo intento di crossare il pallone al centro dell’area. Ma cosa dice davvero il regolamento sui tackle? Per differenziare un semplice contatto da un fallo vero e proprio serve che questo sia valutato come “negligente”.

Il regolamento infatti non parla mai di contatto, ma di negligenza o imprudenza. Ovvero il contrasto deve essere effettuato come minimo senza attenzione, considerazione o precauzione
Oppure bisogna chiedersi se quell’intervento è fatto con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario.

E in aria di rigore, abbiamo già visto con altri esempi, anche con le linee guida dell’anno scorso, diventa fondamentale la disponibilità del pallone. Cioè se il giocatore in questione riesce comunque a effettuare una giocata e quindi l’azione dell’avversario non lo penalizza in questo, c’è bisogno almeno di imprudenza per concedere un calcio di rigore, perché quel giocatore si è già liberato del pallone.

Alajbegovic-Keita: perché il Var non è intervenuto

Per via dell’intensità bassa del contatto di Alajbegovic, in sala Var l’intervento non è stato considerato come errore “chiaro ed evidente”: inoltre, la giocata effettuata e quindi la liberazione della disponibilità del pallone è un elemento che può aver contribuito alla decisione di non richiamare il direttore di gara al monitor.

Napoli-Como, il calcio di rigore reclamato per la spinta di Couto su Lang: il regolamento

Serie A, tutti gli episodi arbitrali della seconda giornata: cosa dice il regolamento

Mentre Lang cerca di penetrare in area di rigore dall’esterno, un contatto con Couto alle sue spalle lo fa cadere proprio nei pressi della linea di delimitazione. L’arbitro e il VAR non intervengono e lasciano correre.

Anche spingere – a differenza del trattenere – è un’azione che necessita di negligenza per essere sanzionata. In episodi come questo, c’è da chiedersi quindi se quel braccio allargato aveva queste caratteristiche: mancava attenzione, considerazione o precauzione per destabilizzare l’avversario o era solo un contatto consequenziale alla dinamica della corsa e di bassa intensità?

Inoltre ci sarebbe stato da verificare il punto esatto dell’ultimo contatto: solo nell’infrazione di trattenere, infatti, se un difendente inizia a farlo fuori dell’area di rigore e prosegue a trattenerlo all’interno di questa, l’arbitro deve assegnare un calcio di rigore. In caso di punibilità, il calcio di rigore sarebbe stato assegnato solo se l’ultimo tocco fosse avvenuto in corrispondenza della linea o oltre.

Couto-Lang: perché il Var non è intervenuto

Anche in questo caso il braccio allargato in corsa non è stato considerato negligente neanche dalla sala VAR o comunque l’intensità non è stata giudicata tale da ritenersi un chiaro ed evidente errore. Valutazione chiaramente figlia delle nuove disposizioni di intervento.

Cagliari-Inter, il calcio di rigore reclamato per la spinta di Obert su Lautaro: il regolamento

Serie A, tutti gli episodi arbitrali della seconda giornata: cosa dice il regolamento

Lautaro Martinez salta per cercare di arrivare su un pallone crossato in area, ma in elevazione viene toccato da Obert. Il regolamento non ha una specifica sulle spinte in elevazione, quindi la valutazione da testo non ha differenze rispetto alle spinte da terra.

Obert-Lautaro: perché il Var non è intervenuto

Il requisito è esattamente lo stesso dell’episodio sopracitato, ovvero una negligenza non rilevata come errore chiaro ed evidente.

Fiorentina-Frosinone, la condotta violenta non sanzionata di Jimenez su Bracaglia: il regolamento

Serie A, tutti gli episodi arbitrali della seconda giornata: cosa dice il regolamento

Di natura totalmente diversa, invece, quanto accaduto in Fiorentina-Frosinone, dove dopo un duello tra Jimenez e Bracaglia, il calciatore della Fiorentina perde la testa e rifila prima una sbracciata e poi una manata violenta sull’avversario. L’arbitro Collu interviene e ammonisce entrambi i giocatori.

La condotta violenta è presente nella lista di infrazioni passibili di espulsione. Il testo riporta a pagina 97: “Un calciatore si rende colpevole di condotta violenta quando usa o tenta di usare vigoria sproporzionata o brutalità contro un avversario in mancanza di contesa per il pallone, o contro un compagno di squadra, un dirigente, un ufficiale di gara, uno spettatore o qualsiasi altra persona, a prescindere dal fatto che si concretizzi o no un contatto”.

Jimenez-Bracaglia, perché il Var non è intervenuto

Una possibile espulsione è chiaramente un motivo da sempre contemplato per l’intervento del VAR. L’unica spiegazione plausibile è che in sala VAR sia stata reputata ancora attiva la contesa del pallone, elemento che potrebbe aver scagionato in qualche modo dall’espulsione il terzino viola, anche se l’azione violenta è avvenuta direttamente dopo la contesa, ma con il pallone ancora in gioco.

Fiorentina-Frosinone, la spinta di Gudmunsson all’arbitro: il regolamento

Serie A, tutti gli episodi arbitrali della seconda giornata: cosa dice il regolamento

Nel corso del primo minuto della ripresa della sfida tra Fiorentina e Frosinone, sul punteggio temporaneo di 0-2 in favore della compagine giallazzurra, si è verificato un fatto insolito che ha visto coinvolti Albert Gudmundsson e il direttore di gara Giuseppe Collu: l’arbitro ha sanzionato l’attaccante con un cartellino giallo dopo essere stato oggetto di una spinta a seguito di un fallo accordato alla formazione ospite. All’origine del gesto dell’islandese vi è stata una dinamica fortuita, propiziata da un pestone involontario subito dallo stesso arbitro poco prima del contatto, reazione che ha spinto il fischietto a estrarre immediatamente la sanzione disciplinare.

Il gesto è codificato nel regolamento sempre dalla condotta violenta, che specifica anche “contro un ufficiale di gara” e in più dalla dicitura nella lista delle infrazioni passibili di espulsione: “Usa un linguaggio o compie un gesto offensivo, ingiurioso o minaccioso“.

Mani di Gudmunsson addosso a Collu: perché il Var non è intervenuto

In questo caso specifico, il VAR probabilmente non ha ritenuto opportuno intervenire in quanto l’arbitro era implicato direttamente nella situazione singolare e ha ritenuto giusto affidare esclusivamente a lui la valutazione sulla gravità.