A distanza di quasi trent’anni dalla morte di Tupac Shakur, noto rapper che ha plasmato l’immaginario del rap a livello globale, la giustizia americana ha emesso la sua prima condanna per uno dei delitti più celebri e discussi nella storia dell’hip-hop. Un tribunale di Las Vegas ha riconosciuto colpevole Duane «Keffe D» Davis, 63 anni, per l’omicidio di primo grado dell’artista avvenuto nel settembre 1996.
La giuria ha impiegato meno di tre ore di camera di consiglio per raggiungere il verdetto unanime al termine di un processo durato settimane. Davis, ex leader della gang South Side Compton Crips, non è accusato di aver premuto il grittero, ma di aver orchestrato e diretto l’agguato. Secondo la ricostruzione dei pm, Davis procurò la pistola usata dall’auto e organizzò la spedizione punitiva contro il rapper e il boss della Death Row Records, Marion «Suge» Knight, come ritorsione per una rissa avvenuta poche ore prima in un casinò tra l’entourage di Shakur e suo nipote, Orlando Anderson.
L’elemento chiave che ha portato all’incriminazione e alla successiva condanna è stato fornito dallo stesso Davis. Negli anni, infatti, l’uomo ha fornito dettagliate confessioni in interviste e nell’autobiografia Compton Street Legend (2019). La difesa ha tentato di far passare le dichiarazioni come semplici esagerazioni a scopo commerciale, ma la giuria ha accolto le tesi dell’accusa. Davis rischia ora l’ergastolo, con la sentenza attesa in autunno, mentre ha già annunciato ricorso.
